Informativa Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per proporti servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. X
IT EN
MENU
ANBINFORMA
CAP 2020
AMBIENTI D’ACQUA MAGAZINE

Torna indietro
09/02/2017

ERASMO D'ANGELIS: “1300 CANTIERI APERTI E 7 MILIARDI A DISPOSIZIONE DA OGGI AL 2021 PER LA SICUREZZA DEL PAESE”

«Sono ad oggi circa 1300 i cantieri aperti e monitorabili anche dai cittadini sul sito italiasicura.governo.it e sono 7 miliardi circa le risorse a disposizione fino al 2021, mentre ammontano a 9300 le opere e gli interventi previsti per i prossimi anni sulla base di progetti indicati dalle Autorità di Bacino, dalla Protezione Civile e dalle Regioni con una quotazione di circa 27 miliardi di euro complessivi e  la possibilità di  un abbattimento del costo del 20-30%, quando  le opere vengono progettate e arrivano ad essere esecutive.»

Sono le parole di Erasmo D’Angelis, coordinatore della Struttura di Missione per la Lotta al Dissesto Idrogeologico #italiasicura, interpellato in audizione dalla Commissione Ambiente del Senato.

D’Angelis parla anche del metodo di lavoro finora portato avanti:  «I presidenti di Regione sono stati individuati come “terminali” del Governo nella lotta al dissesto idrogeologico; sono quindi Commissari di Governo e  questo favorisce di molto la parte operativa.  In tutte le Regioni, infatti, esiste  una struttura commissariale, con cui abbiamo instaurato un rapporto costante e quotidiano.»

«Il lavoro della Struttura di Missione – aggiunge  D’Angelis -  ha favorito un coordinamento dei lavori a vari livelli. Un primo grande risultato è stato rappresentato dal recupero di  2,7 miliardi inviati da vari ministeri a Regioni, Province e Comuni dal 2000 al 2014 per opere di contrasto al dissesto e mai spesi per motivazioni molto diverse. Il passato anche recente è stato caratterizzato da una grande frammentazione delle competenze con circa 3600 enti di natura diversa.  Per esempio – prosegue  – si è passati da 14 modalità di monitoraggio diverse  al sistema unificato Rendis  (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo).

Ma non si trattava solo di una confusione “operativa” e di monitoraggio; per D’Angelis, «si era di fronte a lacune impressionanti.  È stato fatto un lavoro molto lungo per l’elaborazione di un piano nazionale di opere e progettazioni insieme ad un piano finanziario per tutte le regioni» conclude il coordinatore di #italiasicura. 


Articoli correlati

Condividi