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AMBIENTI D’ACQUA MAGAZINE

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15/06/2017

EMERGENZA IDRICA: IN EMILIA ROMAGNA, TERRENI AL LIMITE DELLA SOPRAVVIVENZA AGRICOLA

L'Italia ha sete e l'Emilia Romagna purtroppo si trova in cima a questa speciale classifica: se il clima di questi  mesi non lascerà immediatamente spazio a significative precipitazioni, che il servizio meteo-clima purtroppo non prevede se non a carattere temporalesco violento e oltremodo distruttivo come nel caso di ieri sera sull’Emilia occidentale, nelle prossime due settimane quella, che oggi è già una situazione di emergenza supportata da dati inequivocabili, potrebbe trasformarsi, in poche settimane, in un’emergenza catastrofica, scatenando conflitti per l'acqua tra i territori e danni colossali per l'intero settore  agroalimentare regionale.

L'ANBI Emilia Romagna, forte degli ultimi rilievi registrati direttamente sulle locali falde acquifere superficiali dai suoi esperti, aggiunge una ulteriore prova, che l'iniziativa del presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, di chiedere lo stato di emergenza per tutta la regione, non è stato allarmismo preventivo, bensì un dato di fatto già conclamato. I dati rilevati sul campo negli ultimi giorni dicono chiaramente che, a livello regionale, le falde sono completamente “scariche” e che i livelli raggiunti sono, in quasi tutti i territori della regione, al di sotto di quelli registrati durante l'inverno.

A questo punto, la situazione inizia ad essere davvero preoccupante: quantità di acqua nelle falde praticamente nulla, riserve negli invasi quasi azzerate e, a differenza delle annate maggiormente siccitose 2011 e 2012, si aggiunge che tale stato di crisi è arrivato a giugno, quando l'agricoltura ha bisogno del massimo apporto di acqua, che si protrarrà fino a tutto il mese di agosto. I consorzi di bonifica  lanciano l'allarme, richiamando tutti i portatori d'interesse a "fare sistema"  mettendo, al centro delle loro scelte, questa priorità; in caso contrario, i prodotti tipici alla base del “made in Italy” agroalimentare dell'Emilia Romagna, quest'anno, potrebbero venire colpiti duramente, provocando perdite enormi. Sotto il profilo della gestione dell’emergenza idrica, i consorzi di bonifica emiliano romagnoli, che approvvigionano di acqua un territorio a sud del Po e quindi chiaramente penalizzato, se comparato alle pianure delle regioni più a monte, hanno maturato in questi anni una lunga esperienza, elaborando sistemi di monitoraggio, maturato riconosciute competenze sull'utilizzo virtuoso della risorsa, praticato il risparmio idrico tramite la messa a punto di sistemi intelligenti come IRRINET-IRRIFRAME. Certo è che una situazione grave come quella, che si è venuta a creare in questo inizio estate 2017, non offre spunti di particolare ottimismo e a questo si aggiunge il timore che le piogge , se arriveranno,  siano più distruttive che rigeneranti per l'agricoltura. Il presidente dell'ANBI Emilia Romagna, Massimiliano Pederzoli, non ha dubbi:

 "Le falde scariche, come mai prima, dimostrano che la situazione è di emergenza reale e rischia anche di generare, oltre a danni colossali, situazioni di tensione tra i territori, se non si metteranno a punto, da subito, precise e condivise norme di comportamento in situazioni di tale gravità."

Anche i grandi invasi presenti nella parte occidentale della regione, per la precisione le dighe piacentine di Molato e Mignano, sono ai minimi storici di capacità d’invaso. In questo momento, solo il Canale Emiliano Romagnolo (C.E.R.) conserva disponibilità di acqua ed è in grado di essere anticiclico, finchè gli sarà possibile il prelievo dal fiume Po, che nelle ultime ore ha  registrato comunque un calo rilevante di quasi mezzo metro. Non va infine dimenticato che l'acqua del canale C.E.R.,  oltre ad essere fondamentale per l'agricoltura di 5 province, approvvigiona anche 3 potabilizzatori in Romagna: quelli di Ravenna-Bassette, Ravenna-Standiana e Forlimpopoli-Selbagnone. In cifre, una fornitura che supera i 1300 litri al secondo (110.000 metri cubi di acqua al giorno) per soddisfare le esigenze di consumo di oltre 500.000 abitanti.


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