Informativa Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per proporti servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. X
IT EN
MENU
ANBINFORMA
CAP 2020
AMBIENTI D’ACQUA MAGAZINE

Torna indietro
06/10/2017

UNA VICENDA INIZIATA NEGLI ANNI ’50 A CAUSA DELLE ESTRAZIONI METANIFERE. UNA PALESE INGIUSTIZIA: UNA BOLLETTA DA 20 MILIONI DI EURO E’ INSOSTENIBILE PER LE COMUNITA’ DEL DELTA PO E DEL RAVENNATE

A ROMA, PRESENTATE LE FIRME DELLE ISTITUZIONI DEL TERRITORIO  PER IL RIFINANZIAMENTO DELLA LEGGE  CONTRO I DANNI DA SUBSIDENZA

Il rifinanziamento della legge  per il contrasto degli effetti della subsidenza nei territori delle province di Rovigo, Ferrara, Ravenna; nella stessa area,  il finanziamento di progetti per la messa in sicurezza del territorio; l’approvazione di una norma per l’eliminazione degli “oneri di sistema” (oggi pesano fino al 38%) sulle forniture di energia elettrica, finalizzate al funzionamento degli impianti idrovori ricadenti nei territori subsidenti: sono queste le richieste sottoscritte, per iniziativa dei locali consorzi di bonifica, da Istituzioni, organizzazioni economico-sociali del Delta del Po e del ravennate, presentate al Governo nel corso di un forum, promosso dall’ANBI a Roma. 

“E’ ingiusto che territori di Veneto ed Emilia Romagna, fra l’altro importanti asset turistici, continuino a pagare, da soli, le conseguenze di  scelte prese dai Governi dell’epoca –  evidenzia Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi  per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) - Per questo, il problema subsidenza deve tornare ad essere una responsabilità nazionale e non gravare solo sulle comunità locali, i cui Consorzi di bonifica devono godere delle tariffe elettriche riservate ai soggetti energivori.”

A fare eco sono gli assessori regionali all’ambiente dell’ Emilia Romagna (Paola Gazzolo) ed all’agricoltura del Veneto (Giuseppe Pan) che, condividendo le richieste dei consorzi di bonifica, sottolineano gli impegni economici  ed infrastrutturali, cui sono chiamati per far fronte ad una situazione di dissesto indotto da causa esterna. Tale posizione, condivisa dai parlamentari (dal pentastellato Gallinella, componente della Commissione Agricoltura della Camera, al dem  Crivellari, estensore di un’apposita proposta di legge) presenti al forum, trova il convinto sostegno anche del sottosegretario all’ambiente, Barbara Degani, impegnatasi a sostenere le richieste in questa importante fase di scelte per la prossima Legge di Stabilità; apertura verso l’indispensabile quanto onerosa azione di salvaguardia idrogeologica, svolta dai consorzi di bonifica, arriva anche da Emilio Gatto, direttore generale dello Sviluppo Rurale presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

“I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravenna – ricorda Giancarlo Mantovani, direttore dei consorzi di bonifica polesani -   sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile in 10-25 centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre 3 metri dal 1950 al 1980. Recenti rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po.”

L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto idraulico e idrogeologico, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica è attualmente costituito da un numero importante di impianti idrovori: 201 nel rodigino, 170 nel ferrarese e 144 impianti nel ravennate ed  il costo complessivo annuo per la sola energia elettrica sta velocemente raggiungendo i 20 milioni di euro, un costo annuale insostenibile per questi territori.

La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu  infatti lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica.

Si rese inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.

Le spese per l’adeguamento delle opere di bonifica, rese inefficienti dallo straordinario abbassamento del territorio, furono assunte in buona parte dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste che si fece carico anche delle spese di esercizio delle idrovore a partire dal novembre 1958 fino al 31 dicembre 1977; poi, negli anni ‘80, le leggi finanziarie statali attivarono specifiche linee di finanziamento per consentire ai consorzi di bonifica di continuare ad attuare opere a presidio di un territorio compromesso per sempre.

“Recentemente – sottolinea Riccardo Roversi, direttore del Consorzio di bonifica di Ferrara -  sono cessati i finanziamenti statali, rientrando la materia nelle competenze delle Regioni che, data la difficile situazione economica, hanno però di fatto azzerato i finanziamenti ai consorzi per mitigare i danni conseguenti alla subsidenza.”

“Servono segnali concreti per richieste, frutto di una rinnovata alleanza fra territori vicini di regioni diverse” conclude Massimo Gargano, direttore generale di ANBI.


Articoli correlati

Condividi