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19/03/2019

L’ALLARME ACQUA ARRIVA NELLE MARCHE: FIUMI E INVASI AL MINIMO. A RISCHIO ANCHE LE RISERVE IDROPOTABILI

FRANCESCO VINCENZI, Presidente ANBI “E’ NECESSARIO UN TAVOLO DI CRISI”

Si allarga, verso il centro Italia, l’allarme per le disponibilità idriche nei mesi a venire: se al Nord restano sotto media stagionale i livelli dei principali fiumi e dei grandi laghi lombardi (Maggiore: 28,5%, Como: 8,2%, Iseo: 15,0% della capacità di riempimento),   anche i corsi d’acqua nelle Marche hanno portate minime e gli invasi sono pesantemente sotto media.

La prolungata assenza di piogge sta anche impedendo  alle falde di ricaricarsi e questo potrebbe avere pesanti ripercussioni sulle disponibilità idriche estive.

“L’invaso di Cingoli è sotto di 12 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla quantità media di riserva idrica rilevata in questo periodo; la situazione è preoccupante – afferma Claudio Netti, Presidente del Consorzio di bonifica delle Marche  - Se non arriveranno presto le precipitazioni, la carenza d’acqua avrà conseguenze pesanti sull’agricoltura, ma anche la capacità di approvvigionamento degli acquedotti sarà minacciata con rischio per le riserve idropotabili. Se a questo si aggiunge che anche in campagna il livello dei pozzi si sta abbassando, il quadro non è davvero roseo.”

Dunque, anche nella Marche, si guarda al cielo, auspicando precipitazioni regolari e prolungate; il timore è, infatti, per le sempre più frequenti “bombe d’acqua”, che colpiscono la regione, portando solo notevoli danni al territorio.

L’anomalo andamento climatico ha già costretto ad aprire alcuni impianti per irrigare i campi e non creare danni alle colture. Per questo, è stata chiesta la convocazione  di un tavolo di crisi per affrontare l’emergenza.

“E’ necessaria una seria programmazione, che scongiuri future carenze – conclude Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Nelle Marche, l’introduzione dei contatori idrici ha ottimizzato l’uso della risorsa idrica per irrigazione, ma non basta: bisogna aumentare la resilienza dei territori, dotandoli delle necessarie infrastrutture; l’apertura dei cantieri del Piano Nazionale Invasi ed il finanziamento di una nuova tranche di lavori sono una prima, indispensabile e concreta risposta.”


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