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16/04/2019

UN ESEMPIO DI MAL INTERPRETATA TUTELA DELL’AMBIENTE

Si avvicina la stagione irrigua e il Condominio del Rivo Villano ha necessità di ricevere l’acqua utile a soddisfare le campagne di Rivergaro per un territorio di oltre 1000 ettari.

Il Consorzio di bonifica di Piacenza si è attivato per realizzare le opere in alveo, che annualmente compie per permettere di derivare le acque dal torrente Trebbia al Rivo Villano: l’intervento è necessario per vincere il dislivello (oltre due metri, frutto delle asportazioni di ghiaia degli ultimi 10 anni), che separa la presa del canale irriguo dall’alveo naturale.

Ad un passo dalla realizzazione delle arginature, il Consorzio di bonifica ha ricevuto una prescrizione  nuova, inaspettata e molto limitante da parte dell’Ente di Gestione dei Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale; cita testualmente: “potranno essere eseguiti solo i lavori di modificazione morfologica del corso d’acqua in prossimità della presa, strettamente necessari per permettere la derivazione mediante trattrice e idrovora meccanica, così come già previsto dal richiedente in caso di abbassamento del livello dell’acqua in alveo”.

A commentare è Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di bonifica di Piacenza: “Questa determina del Parco è un attacco al nostro territorio e di cui non capiamo i connotati. Paradossalmente il Parco, invece di favorire l’ambiente, lo inquina. Come si evince dalla  prescrizione, infatti, il sollevamento dell’acqua, dal Trebbia al Rivo Villano, deve avvenire grazie ad un trattore che, acceso 24 ore su 24, permette alle acque di entrare nel rivo irriguo, provocando un grande consumo di combustibile e un elevato inquinamento acustico. Si è costruito una scatola, quella del Parco, in cui tutti abbiamo creduto, pensando fosse un partner, con cui valorizzare il territorio e i suoi prodotti, con cui condividere l’operato a favore del mondo della produzione e con cui esaltare quella, che è la straordinaria attività dell’agricoltura. In realtà, il Parco si dimostra essere una scatola vuota, in cui si annidano le personali convinzioni di alcuni funzionari, le cui azioni e limitazioni si ripercuotono contro il territorio stesso. La storia del Rivo Villano- conclude Zermani - è plurisecolare; ci sono documenti, che parlano dell’esistenza del rivo fin dall’epoca del Barbarossa. Stiamo parlando di acqua, che non è solo un bene vitale per l’agricoltura, ma per l’intero ambiente circostante in quanto, circolando nei canali, va ad alimentare la falda e a preservare la flora e la fauna, che creano quel Belpaese, che ci emoziona quotidianamente.”

Piena condivisione alle parole di Fausto Zermani è espressa dai presidenti delle associazioni di categoria: Marco Crotti (Coldiretti), Filippo Gasparini (Confagricoltura) e Franco Boeri (CIA).


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