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30/05/2019

VALDICHIANA SOTTO STRETTA SORVEGLIANZA

Un tavolo tecnico per studiare interventi strutturali, capaci di mitigare il  rischio idraulico, che tiene in ostaggio la Valdichiana: autorità idraulica, Comuni e Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno, insieme, per elaborare una ricetta capace di mettere in sicurezza il vasto territorio interessato da un reticolo fragile e delicato. A proporlo è la presidente dell’ente consortle, Serena Stefani, che  da giorni segue  l’attività della struttura consortile nell’attività di controllo e monitoraggio delle situazioni di rischio.

“In Valdichiana scorrono  corsi d’acqua, a regime torrentizio, caratterizzati da pendenze modeste. In caso di precipitazioni importanti, in passato, avevano la possibilità di espandersi naturalmente in ampi spazi aperti, senza creare danni e disagi.  Adesso, invece, si trovano   intrappolati  tra ponti e tombamenti; stretti tra case, strade e fabbriche. Quando si registrano  fenomeni meteorologici imprevisti, repentini e consistenti, come quelli che hanno investito la zona in questi giorni, la reazione è sempre la stessa: i corsi d’acqua del fondo valle si riempiono, il reticolo minore va in tilt, le aree più basse si allagano e, quando anche i canali principali vanno in piena ed il livello nel canale Maestro sale, la situazione di “stallo”   si prolunga anche  per giorni, le sponde e gli argini si saturano e  rischiano di franare”  spiega  Serena Ciofini, responsabile del Servizio Difesa Idrogeologica del Consorzio 2 Alto Valdarno. “E’ chiaro – aggiunge – che l’attenta e puntuale  manutenzione ordinaria del reticolo in gestione, effettuata ogni anno dall’ente, può mitigare il rischio, ma non può scongiurare i disagi e i danni, che si ripetono con ricorrente puntualità in un reticolo, che mediamente ha una capacità di contenimento, in termini di “tempi di ritorno”, non superiore a qualche anno;  oggi, invece, sulle nuove progettazioni  viene richiesto il contenimento delle piene con almeno un tempo di ritorno duecentennale.  Per questo, servono interventi strutturali  che, partendo dalla valutazione attenta del sistema e della sua trasformazione nel tempo,  riescano a trovare soluzioni adeguate a criticità conclamate.” P

er chiarire il concetto, basta un esempio: sul Mucchia, a Cortona, il Consorzio ha effettuato, a febbraio, gli interventi di manutenzione ordinaria  sulla vegetazione nell’area a valle e, proprio la settimana scorsa, nel tratto urbano, tra la ferrovia e la provinciale; eppure, questo non è bastato a mettere in sicurezza il corso d’acqua. Lo stesso discorso vale per gli altri canali, che attraversano tanti centri del versante aretino e senese della Valdichiana.

A complicare la situazione ci sono inoltre   tane, cunicoli e caverne arginali, scavate dagli animali:  un fenomeno diffuso, che aggiunge fattori di rischio  ad un quadro già complesso e delicato.

Sul Mucchia, infatti, la rottura dell’argine  è dovuta proprio alla presenza di una popolazione stabile, numerosa ed organizzata di istrici e nutrie. Ogni anno, il Consorzio interviene per chiudere e tamponare lo “sforacchiamento” diffuso, ma non basta. Gli “ospiti” ben presto tornano e ricominciano a scavare. 

“Anche in questo caso sarebbe urgente e necessario un piano serio e concertato di delocalizzazione degli animali. In caso contrario si rischia di polverizzare risorse senza risolvere il problema”, conclude Serena Ciofini.


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