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16/07/2019

IL PARADOSSO DI UNA CRISI UMANA

Il sistema irriguo lomellino è un qualcosa di unico e come tale è caratterizzato da un equilibrio delicato, dove un minimo errore di programmazione può compromettere l'efficienza.

L'irrigazione nel comprensorio utilizza tre elementi: le portate, il tempo e la falda; i primi due sono elementi facili da comprendere, mentre il terzo è un fattore poco noto, ma se esistono l'irrigazione e la coltivazione di riso è proprio grazie al ricarico ed allo scarico della falda, che mette in funzione i tanto celebrati fontanili, le colature e le risorgenze.

In questi giorni si sta vivendo un paradosso assoluto: pur in presenza di una notevole quantità d’acqua nei fiumi e nei corsi d'acqua derivati, si riscontra un’enorme criticità idrica e addirittura i primi concreti rischi di localizzate perdite di raccolti.

I fattori, che hanno contribuito all'attuale situazione di emergenza, sono essenzialmente due: un inverno particolarmente siccitoso, dove le piogge di aprile e di maggio poco hanno contribuito a risollevare la situazione;  la sempre più massiccia diffusione del riso seminato interrato, che utilizza l'acqua solo dall'inizio di giugno, sovrapponendosi alle prime irrigazioni dei mais.

L'equilibrio del sistema irriguo lomellino (un “unicum” con quello della pianura novarese) si raggiunge, quando l’ irrigazione o, nel caso, la sommersione delle risaie  iniziano a metà aprile grazie alle derivazioni dai grandi fiumi (Ticino, Po, Dora Baltea e Sesia), consentendo il ricarico della falda  e raggiungendo il massimo della portata irrigua proprio nel mese di giugno, quando si ha la piena disponibilità dei canali, nonchè delle acque di risorgenza e colatura.

Ora invece, complice una diffusione di riso interrato su circa l'80% del comprensorio, si ha la quasi totale carenza di fonti interne (risorgive, colature e torrenti come Agogna, Terdoppio ed Erbogna),  che rappresentano oltre il 30% della disponibilità irrigua dell’Associazione Irrigazione Est Sesia.

Inoltre le risorgive si concentrano, per un ovvio fattore altimetrico, nella porzione terminale del comprensorio (a sud di Mortara), dove si hanno le maggiori criticità, che rasentano l'emergenza.

Solo l'eccezionale disponibilità ancora presente nei fiumi principali consente di implementare una rete, che storicamente non ha mai necessitato di aiuto in questo periodo dell'anno .

Se altresì intervenissero scelte coerenti con l'equilibrio irriguo del territorio (ad esempio, favorire la semina in acqua, su almeno il 50 % della superficie entro fine aprile, con idonee misure nel Piano di Sviluppo Rurale), si potrebbero accumulare in falda oltre 300 milioni di metri cubi di acqua, cioè un volume pari ad oltre m. 1,20 di livello del Lago Maggiore.

Un simile accumulo in falda, fino agli scorsi anni dovuto alla semina in sommersione, garantirebbe una maggior portata diffusa di quasi 80.000 litri al secondo, evitando l’attuale criticità idrica.


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