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03/07/2020

DIGITALIZZARE L’AZIONE PER IL CLIMA PER MANTENERE ALTO LO SLANCIO DOPO IL RINVIO DELLA COP 26 DI GLASGOW

La ventiseiesima Conferenza delle Parti (COP26) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) si sarebbe dovuta svolgere a Glasgow, in Scozia, a novembre 2020, riunendo migliaia di persone tra negoziatori, politici, ricercatori, giornalisti e attivisti. Diversamente da quanto avvenuto con altri incontri negoziali di portata minore nel corso degli ultimi mesi, tenutisi online per l’impossibilità di essere organizzati in presenza a causa della pandemia di COVID-19, questo grande evento è stato posticipato al prossimo anno. Come annunciato i giorni scorsi, la COP26 si terrà a Glasgow tra l’1 e il 12 novembre 2021.
Nella Corrispondenza "A digital climate summit to maintain Paris Agreement ambition",pubblicata su “Nature Climate Change”, un team di scienziati di Fondazione CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Università Ca 'Foscari Venezia e University College London osserva che questa scelta potrebbe tradursi in un'occasione persa per ripensare il modo, in cui funziona la diplomazia climatica e il ruolo che la tecnologia potrebbe svolgere in questo ambito, rendendo il processo UNFCCC trasparente e accessibile a tutti. Gli autori suggeriscono  l’organizzazione di una "COP26-Parte 1 digitale" per integrare, anziché sostituire, la COP26 dell’anno prossimo e per sostenere le ambizioni climatiche in un periodo così cruciale. È infatti il 2020 l’anno, in cui le nazioni sono invitate a presentare i loro nuovi e più ambiziosi piani d'azione per il clima (Nationally Determined Contributions - NDC) - e a rendere note le loro strategie di decarbonizzazione a lungo termine.
Anche se la fattibilità tecnica di una COP digitale non rappresenterebbe un ostacolo, come dimostrato dalle esperienze esistenti di trasferimento on-line di riunioni anche molto affollate, ci sono diverse ragioni, per cui un vertice sul clima, organizzato totalmente in digitale, potrebbe non essere efficace quanto uno tradizionale. 
“Oltre alle questioni legate alla traduzione in tempo reale nelle sei lingue delle Nazioni Unite - spiega Elisa Calliari, ricercatrice di Fondazione CMCC, Università Ca’Foscari Venezia e UCL - il divario digitale tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo potrebbe comportare un'ulteriore fonte di asimmetria di potere all'interno del processo negoziale UNFCCC. Inoltre, un negoziato digitale chiederebbe di rinunciare alla diplomazia faccia a faccia, che svolge un ruolo importante nel creare fiducia e favorire la cooperazione internazionale. Tuttavia, dopo aver partecipato per anni alle COP, abbiamo la sensazione che questi mega-eventi non siano necessariamente la formula più efficiente ed efficace per promuovere la cooperazione sull’azione climatica.”
Di qui la proposta del team di salvaguardare i benefici del negoziato in presenza, senza però dover posticipare anche tutto ciò, che abitualmente ruota intorno ad esso e che rende l’evento così partecipato, non solo dai negoziatori. 
“Suggeriamo di immaginare un nuovo formato, in grado di mantenere l’attuale slancio d’azione per il clima a livello politico, garantendo al contempo la partecipazione delle imprese, della ricerca e della società civile. Proponiamo una COP26-Parte 1 digitale: uno spazio virtuale, in cui annunciare e discutere tutti gli aspetti, che non necessitano di essere negoziati dalle Parti, ovvero dai Paesi - spiega Jaroslav Mysiak, direttore della divisione Risk Assessment and Adaptation Strategies presso la Fondazione CMCC –  Gli annunci dei nuovi e più ambiziosi piani d’azione per il clima e delle strategie mirate all’azzeramento delle emissioni nette, entro il 2050, possono essere fatti dalle Parti in questo spazio virtuale, che può anche essere il luogo, in cui comunicare i loro impegni in termini di stanziamento di finanziamenti per il clima e le loro iniziative per costruire comunità più resilienti. Inoltre, la nostra proposta include l’organizzazione in videoconferenza del ricco programma di eventi collaterali, che caratterizza la COP ogni anno.”
 

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