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28/10/2020

OSSERVATORIO ANBI SULLE RISORSE IDRICHE: L'ITALIA IDRICA E' A CHIAZZE - SEMPRE MENO ACQUA NEI BACINI DI PUGLIA E BASILICATA

Non si registrano significativi eventi piovosi  sulla Puglia e, considerando le costanti necessità irrigue delle campagne a causa dei cambiamenti climatici (seppur ovviamente inferiori a quelle estive), si aggrava la crisi idrica in uno dei territori, principe dell’agricoltura italiana (con 50,62 milioni di metri cubi, le riserve idriche della regione sono più che dimezzate rispetto all’anno scorso, mancando all’appello mln/mc. 73,08); analogo è l’andamento in Basilicata, dove il deficit idrico supera i 35 milioni di metri cubi. A renderlo noto è il settimanale bollettino dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

Rimanendo al Sud, i principali fiumi della Campania registrano valori idrometrici inferiori a quelli della settimana scorsa; tuttavia, rispetto a quanto registrato negli ultimi quattro anni, il fiume Sele presenta condizioni molto simili, così come il Volturno, mentre il fiume Garigliano risulta avere livelli ben superiori a quelli del recente quadriennio. Risalendo la Penisola sono confortanti, nel Lazio,  i valori registrati nei principali indicatori idrologici: dal lago di Bracciano ai fiumi Tevere e Liri-Garigliano fino alla diga di Elvella sono in media stagionale; altrettanto deve dirsi della quantità d’acqua, trattenuta nei bacini della Sardegna (1083,87 milioni di metri cubi), mentre sono in sofferenza il bacino abruzzese di Penne (con 700.000 metri cubi d’acqua segna il dato peggiore del recente quadriennio) e gli invasi marchigiani (Castreccioni, Marcatale, San Ruffino, Comunanza, Rio Canale) che, con circa 32 milioni di metri cubi trattenuti, segnano il dato peggiore dopo il siccitoso 2017, così come il lago di Bilancino in Toscana.

Si conferma a “macchia di leopardo” l’andamento idrologico dell’Emilia Romagna con le portate dei fiumi Reno e Savio, superiori allo scorso anno, mentre quelle di Secchia, Trebbia e Taro sono in discesa; permangono, invece, migliori degli anni recenti i livelli idrometrici dei principali fiumi veneti (Adige, Bacchiglione, Brenta, Piave, Livenza), mentre sono inferiori allo scorso anno le portate dei corsi d’acqua piemontesi (Tanaro, Dora Baltea, Sesia, Pesio, Stura di Lanzo), così come l’andamento del fiume Po, sotto media e praticamente dimezzato rispetto al 2019 presso i rilevamenti in Lombardia ed Emilia Romagna: da Cremona a Pontelagoscuro.

Infine, i grandi laghi settentrionali sono tutti sopra la media stagionale con il Maggiore, che registra oltre l’87% di riempimento.

“Un andamento così idrologicamente variegato è la migliore testimonianza della necessità di regolarizzare le disponibilità idriche a servizio dei diversi utilizzi della risorsa acqua: da quello umano a quello agricolo, da quello energetico a quello ambientale. Serve un piano invasi, che aumenti la capacità di trattenere l’acqua, quando arriva ed utilizzarla nei momenti di criticità; attualmente l’Italia trattiene solo l’11% dell’acqua piovana, lasciando il resto defluire verso il mare” evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“Il nostro Piano per l’efficientamento della rete idraulica del Paese – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – propone progetti definitivi ed esecutivi, cioè cantierabili, per  la manutenzione straordinaria di 90 bacini a capacità limitata dall’interrimento, l’ultimazione di 16 invasi incompiuti, la realizzazione di 23 nuovi serbatoi di accumulo idrico; con un investimento di poco inferiore ai 2 miliardi di euro si attiverebbero quasi 10.000 posti di lavoro nel segno del Green New Deal.”  


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