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LE MICROPLASTICHE NEL FIUME PO: L’ESITO DELLA RICERCA MANTA RIVER PROJECT

Pubblicato il 11/11/2020

Informazioni allarmistiche o vere e proprie fake news periodicamente diffuse vengono da oggi temporaneamente accantonate per lasciare spazio ai risultati del primo progetto ufficiale di sperimentazione, volto ad individuare le microplastiche nel fiume Po. Dopo alcuni mesi di analisi mirate, il Manta River Project  (così ribattezzato dalla forma dello strumento utilizzato per svolgere il campionamento in acqua) consegna i risultati dell'avanzata ricerca pianificata e coordinata dall'Autorità Distrettuale del Fiume Po-Ministero dell'Ambiente in  collaborazione con i laboratori dell'Università La Sapienza di Roma, la struttura operativa ARPAE Daphne della Regione Emilia Romagna (da anni svolge le analisi anche in mare) e AIPo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), che ha fornito supporto logistico e mezzi. Il progetto, alla luce dei risultati emersi, stupisce , consegnando ,al distretto del Grande Fiume e alle sue comunità, un quadro complessivo più rassicurante del previsto o supposto in avvio di ricerca.

In sintesi, infatti, si può affermare  che la presenza diffusa di microplastiche e la loro quantità ad oggi non rientrano in un livello di criticità e, pur partendo dal presupposto che la loro presenza rappresenta comunque un problema da risolvere al meglio con azioni concrete, lo scenario conferma chiaramente che anche sotto questo profilo lo stato della risorsa idrica del Po non è allarmante. Questo dimostra, in sostanza, che l'incremento del numero di depuratori  ha prodotto, con il trascorrere del tempo, esiti positivi e che l'introduzione della pratica della "raccolta differenziata" in vaste aree del Nord del Paese sta dando progressivamente buoni frutti anche da questa prospettiva. Tutto questo, però, non deve assolutamente far abbassare la guardia nella lotta all'abbattimento di tutte le possibili presenze di materiali plastici (macro e micro) nelle acque dei nostri fiumi, ma rafforzare il convincimento che la strada imboccata è quella dei comportamenti virtuosi e delle azioni corrette.

Quattro sono stati i punti di prelievo all'interno delle aree individuate come rappresentative dai ricercatori: Isola Serafini (Piacenza), Boretto (Reggio Emilia), Pontelagoscuro (Ferrara), Po di Goro-Delta (Rovigo). Nel complesso, sul totale dei materiali raccolti, su cui è stato possibile determinare la provenienza, emerge un 22% di materiali industriali da imballaggio, un 10% provenienti da sorgenti civili e un 56% di provenienza da scarichi di depuratori, pesca, rifiuti di origine civile e sanitaria o agricola.  L'obiettivo dello studio ha identificato, oltre alla tipologia dei materiali campionati, il riconoscimento del tipo di polimero per ogni particella analizzata, la caratterizzazione morfologica e morfometrica delle microplastiche, la correlazione tra il polimero e attributi morfologici e morfometrici delle microplastiche rinvenute. Nel dettaglio la correlazione tra la tipologia di polimero e la categoria di microplastica ci testimonia la presenza di: frammenti (costituiti principalmente da polietilene (circa il 90%: i due polimeri più richiesti dal mercato per la produzione di imballaggi); i filamenti costituiti da poliammide, seguiti da polipropilene e polietilene, categoria di origine secondaria e derivata dalla degradazione di corde, tessuti e fili per la pesca; granuli (polipropilene, polietilene e polistirene espanso) anch'essi di origine secondaria come progressivo processo di degradazione dei rifiuti plastici di maggiori dimensioni; infine i pellet, considerati in base alla loro forma di origine primaria (polietilene, polipropilene per il 95%): anch'essi polimeri utilizzati  per lo più per le lavorazioni industriali.

Sul tema della presenza delle microplastiche poi è assai rilevante la comparazione dell'acqua del fiume Po con le ricerche periodiche, effettuate sui grandi corsi d'acqua mondiali e che avvalora ancora di più quanto rilevato dallo studio italiano: se il livello della sperimentazione Manta River Project attesta le acque del Po ad un numero su unità di volume di microplastiche, oscillante tra  2.06 e 8.22, la Senna in Francia è tra  9.6 e 63.9 (ricerca 2019 Alligant), Oujiang, Minjiang Cina 100-4100 (ricerca Zhao 2019), Tamigi Gran Bretagna 14.2-24.8 (ricerca Rowley 2020), Clyde, Bega e Hunter estuary in Australia 98-1032 (ricerca Hitchcock & Mitrovic 2019). 

"Siamo particolarmente soddisfatti di avere collaborato con partners eccellenti e qualificati sia a livello tecnico che accademico – sottolinea il Segretario Generale dell'Autorità Distrettuale del Fiume Po, Meuccio Berselli – per raggiungere l'obiettivo di indicare, per la prima volta in modo ufficiale, i dati da cui partire per poter migliorare l'intero contesto. Dati, che ci spronano a seguire le migliori pratiche possibili, ma che al contempo non ci allarmano come accaduto per altre ricerche diffuse in passato. Questo risultato fornisce importanti indicazioni sulle possibili strategie d'intervento, legate alla riqualificazione e valorizzazione delle zone laterali dei corsi d'acqua e delle importanti reti di canali artificiali di bonifica come possibili fitodepuratori dei carichi di inquinanti, che sono veicolati nei corsi d'acqua principali affluenti del Po."

"Il rapporto dell'Autorità Distrettuale del Fiume Po sulla prima sperimentazione per la valutazione delle microplastiche - evidenzia il Sottosegretario al Ministero dell'Ambiente, Roberto Morassut – si rivela un documento molto importante dai contenuti interessanti e utili. La lotta alle plastiche e microplastiche nei bacini idrografici è essenziale, infatti, per definire le strategie di aggressione e lotta per l'abbattimento di questi materiali inquinanti anche nei nostri mari e nel Mediterraneo; oggi questa è una emergenza. La nostra legislazione si sta muovendo  in modo molto concreto e alle misure legislative del decreto Salvamare faremo seguire, a breve,  le azioni operative per raggiungere l'obiettivo. Lodevole questa iniziativa dell'Autorità del Po, che aiuta il percorso nazionale, volto a restituire ai nostri fiumi, laghi e mari la loro dimensione naturale e la piena fruibilità per la fauna ittica e per la popolazione."

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