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OSSERVATORIO ANBI SULLE RISORSE IDRICHE: L’ITALIA È SEMPRE PIU’ PLUVIODIPENDENTE. VINCENZI: “LA CRISI CLIMATICA ACCENTUA L’ANDAMENTO TORRENTIZIO ANCHE DEI MAGGIORI CORSI D’ACQUA. LA “NOTARILE” APPLICAZIONE DEL DEFLUSSO ECOLOGICO METTE A RISCHIO L’HABITAT DEI NOSTRI TERRITORI”

Pubblicato il 18/03/2021

C'è una linea immaginaria che attraversa  l'odierna  fotografia idrica dell'Italia: a fare da "spartiacque" è il Lazio, dove ai confortanti flussi dei fiumi Tevere, Sacco e Liri-Garigliano si affiancano i laghi di Nemi e Bracciano, i cui livelli sono ai massimi dal 2016, così come l'invaso di Penne in Abruzzo; per il resto, a Nord di tali indicatori, le riserve idriche sono in calo, mentre a Sud i bacini si stanno progressivamente riempiendo, pur rimanendo una situazione critica in Sicilia.

È questo il quadro, che si evince dal report settimanale dell'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

La situazione più evidente si registra in Emilia Romagna, dove tutti i principali fiumi sono largamente sotto media  con l'Enza vicino al minimo storico (portata Secchia: 4,1 metri cubi al secondo contro una media  del mese  di mc/sec 31,2; portata Savio: mc/sec  3,2 contro una media di Marzo pari a mc/sec  24,3!).

In linea è l'andamento del fiume Po, dove la tipica "magra invernale" risulta tardiva in questo 2021; la portata registra un costante -24% rispetto alla media, confortata comunque da  riserve idriche abbondanti nel  distretto sia in quantitativo di neve (+ 20% rispetto alla media del periodo 2006-2020) che di volumi idrici invasati.

Analoga è la situazione dei corsi d'acqua in Toscana: tutti più che dimezzati rispetto alle medie del periodo (seppur superiori alle fluenze del  2019) con la Sieve a 4,47 metri cubi al secondo contro una media di mc/sec 16,67.

Sono in calo anche i grandi laghi del Nord (Lario ed Iseo scesi sotto la media mensile) così come i fiumi piemontesi ad eccezione della Dora Baltea, che gode dell'ottima  condizione del tratto valdostano (portata: mc/sec  28.4 contro una media pari a 5!), dove resta costante l'andamento della  Dora di Rhemes.

Se in Lombardia il fiume Adda segna il record di portata dal 2016, confortanti restano, seppur in calo, le altezze idrometriche dei corsi d'acqua veneti.

Nel Centro Italia diminuiscono le portate dei fiumi marchigiani, che restano tuttavia superiori a quelle del 2019, ma  largamente inferiori all'eccezionale 2018.

"L'altalenante andamento dei corpi idrici del Paese conferma i pericoli ambientali, legati ad una meccanica applicazione del deflusso ecologico, voluto dall'Unione Europea - sottolinea Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Una cosa, infatti, sono i grandi fiumi del continente, altro i corsi d'acqua italiani, il cui regime, anche per il Po, possiamo ormai definire torrentizio."    

Scendendo al Sud, si registrano aumenti dei livelli idrometrici in tutti i fiumi della Campania con incrementi  più marcati per il Garigliano; i dati idrometrici tornano superiori alla media dell'ultimo quadriennio. In decisa ripresa sono i volumi del lago di Conza della Campania ed in lieve aumento anche  gli invasi del Cilento.

Continuano a riempirsi i bacini di Basilicata (quasi 158 milioni di metri cubi in più di un anno fa) e Puglia (oltre 149 milioni di metri cubi sul 2020).

Pur in recupero rispetto a Febbraio, restano fra i minimi del decennio i livelli dei bacini siciliani, dove mancano all'appello oltre 91 milioni di metri cubi rispetto al già critico 2020.

"Resta – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – soprattutto per il Sud Italia, un problema di manutenzione dei bacini, la cui capacità è fortemente limitata dal progressivo interrimento. Nel Piano di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese, ne abbiamo individuato ben 45, il cui invaso è ridotto dell'11,3% a causa di oltre 68 milioni di metri cubi di sedime depositato. Riportarli a piena efficienza, grazie a progetti già cantierabili e perciò in grado di rispettare il cronoprogramma del Recovery Fund, necessita di un investimento di circa 275 milioni di euro capaci di garantire oltre 1.300 posti di lavoro." 

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