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COLDIRETTI: PO SECCO COME D’ESTATE AL VIA IRRIGAZIONI DI SOCCORSO PER SALVARE LE COLTIVAZIONI

Pubblicato il 30/03/2021

Il fiume Po è in secca con lo stesso livello idrometrico della scorsa estate per effetto della lunga assenza di precipitazioni e con l'allarme siccità, scattato al Nord proprio all'inizio della primavera, quando le coltivazioni hanno bisogno di acqua per crescere: è l'allarme lanciato da Coldiretti sullo stato del più grande fiume italiano, dove l'aumento anomalo delle temperature ha costretto gli agricoltori ad irrigazioni di soccorso dal Piemonte all'Emilia Romagna, dal Veneto fino alla Lombardia.

Al Ponte della Becca, nel Pavese, il livello idrometrico del fiume Po è a -2,66 metri, praticamente lo stesso registrato all'inizio di agosto 2020. Situazione idrica di profondo rosso anche per i fiumi dell'Emilia Romagna, tutti abbondantemente sotto la media mensile: dall'Enza, al Secchia, dal Reno alla Trebbia.

La carenza idrica riguarda anche il lago di Como, al quale mancano solo 20 centimetri prima di raggiungere il minimo storico di sempre con un riempimento di appena l'8,8% contro una media del 63,8%.

In Emilia Romagna – spiega Coldiretti - sono scattate le irrigazioni di soccorso da Parma sui campi seminati a Ferrara negli impianti di fragole e nei vivai, da Modena sulle piantine di pomodoro e di meloni a Ravenna su ortaggi e verdura, kiwi e vigneti fino a Piacenza su cipolle, mais e frumento. In Veneto il ricorso all'acqua d'emergenza è scattato per i campi già seminati di orzo e frumento e persino per i prati, in particolare sulla la fascia Pedemontana e l'Alta Trevigiana, ma anche l'area della Bassa Padovana lungo il fiume Adige, nella zona di Barbona, Vescovana, Granze e Stanghella. Irrigazioni anche nelle campagne di Alessandria e Cuneo in Piemonte.

L'aumento degli eventi climatici estremi (sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense, il rapido passaggio dal maltempo alla siccità) ha modificato soprattutto la distribuzione sia stagionale che geografica delle precipitazioni. La mancanza d'acqua rappresenta la condizione meteo più rilevante per l'agricoltura italiana con danni stimati in un miliardo di euro all'anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti. Nonostante i cambiamenti climatici, l'Italia  resta un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua, che cadono annualmente, dei quali purtroppo appena l'11% viene trattenuto.

"Per risparmiare l'acqua, aumentare la capacità di irrigazione ed incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie abbiamo elaborato e proposto per tempo un progetto concreto immediatamente cantierabile" afferma il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, nel sottolineare che "si tratta di un intervento strutturale reso necessario da cambiamenti climatici, caratterizzati dall'alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di assenza d'acqua, lungo tutto il territorio nazionale".

Il progetto prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento ed il recupero di strutture già presenti, progettualità già avviate e da avviarsi con procedure autorizzative non complesse, in modo da instradare velocemente il progetto complessivo ed ottimizzare i risultati finali. L'idea è di "costruire", senza uso di cemento per ridurre l'impatto l'ambientale, laghetti in equilibrio con i territori, dove conservare l'acqua per distribuirla in modo razionale con una ricaduta importante sull'ambiente e sull'occupazione. Il piano di Coldiretti sulle risorse idriche per il Recovery Plan punta alla transizione verde in modo da risparmiare il 30% d'acqua per l'irrigazione, diminuire il rischio di alluvioni e frane, aumentare la sicurezza alimentare dell'Italia, garantire la disponibilità idrica in caso di incendi, migliorare il valore paesaggistico dei territori, garantire adeguati stoccaggi per le produzioni idroelettriche "green" in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni dell'UE per il 2030.  Un progetto ideato, ingegnerizzato e poi condiviso con ANBI, Terna, Enel, Eni, Cassa Depositi e Prestiti con il coinvolgimento anche di università.

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