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PATTI GREEN CONTRO CAMBIAMENTO CLIMATICO

Pubblicato il 12/04/2021

"Possiamo utilizzare i suoli per contribuire a contenere le emissioni di gas climalteranti": si tratta di un progetto promosso dai Consorzi di bonifica dell'Emilia Centrale e della Burana, dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano e dal Centro Ricerche Produzioni Animali nell'ambito del progetto Life AgriCOlture.  

"Nel concreto proponiamo – spiega Aronne Ruffini, dirigente del Consorzio di bonifica dell'Emilia Centrale – un patto fra agricoltori ed istituzioni per un'agricoltura conservativa del suolo nell'Appennino tosco emiliano."

"Mantenendo la sostanza organica il più possibile nel terreno potremo stoccare di fatto il carbonio e non immetterlo in atmosfera – aggiunge Giuseppe Vignali, direttore del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano -. Questo progetto va nella direzione di una nuova governance dei servizi agro-ambientali-climatici: l'idea di protocolli firmati tra i diversi attori è estremamente importante."

"Col progetto Life AgiCOlture avviato a settembre 2019 in Appennino – commenta Luca Filippi, coordinatore del progetto – ci impegniamo in questa direzione. Oggi ci troviamo in un contesto nel quale, a differenza di 50 anni fa, si perde costantemente suolo e sostanza organica anche a seguito di erosioni o rimboschimento. Intendiamo promuovere la riduzione delle lavorazioni del suolo con tecniche di agricoltura conservativa. Da qui i protocolli agronomici di buona gestione del suo agrario e che stiamo adottando in 15 aziende dimostrative di Reggio, Parma e Modena. Esse prevedono, inoltre, di migliorare la gestione dei reflui zootecnici, di attuare un miglioramento fondiario con drenaggi, la sistemazione di strade sterrate, la rimozione di massi, la pulizia ed il rimodellamento dei fossi di scolo, i tagli selettivi per il contenimento della vegetazione."

La nuova proposta di governance scaturirà, quindi, da futuri  "protocolli applicativi di buone pratiche per la gestione del suolo e degli strumenti di contabilizzazione": una sorta di patto tra istituzioni e agricoltori, che intenderanno sottoscriverli. L'obiettivo è estenderli  ad  una base sempre più ampia, che preveda una remunerazione (ad esempio con contratti di filiera) per gli stessi agricoltori, che operano per la mitigazione del cambiamento. La strategia  pertanto prevede di estendere a nuove aziende, oltre ai 15 agricoltori di partenza in Appennino, le pratiche che si stanno adottando, grazie proprio ai patti.

"E' chiaro che dovremo prima di tutto dimostrare che il sistema funziona – aggiunge Filippi - e che già c'è disponibilità di operatori specializzati e, quindi, la stessa Unione Europea condivide il progetto."

Per questo sono previsti, appena la pandemia lo consentirà,  nuovi incontri con gli agricoltori, tavoli con istituzioni ed associazioni. E' prevista, quindi, l'istituzione di un fondo di sussidiarietà, che andrà a contabilizzare i diversi impegni: cosa si impegnano a fare gli agricoltori (con interventi sulle viabilità ed i dissesti) e le istituzioni (con possibili sgravi). Addirittura si potranno comprendere nel patto le risorse di imprese già impegnate a ridurre le emissioni. L'anno prossimo saranno previste due giornate internazionali a Reggio Emilia per la stipula dei patti.

Intanto proseguono gli studi sugli effetti dell'agricoltura conservativa nei campi prova montani.

Infine, ecco il progetto Life AgriCOlture in sintesi:  4 anni di lavoro (2019 – 2023); 1.515.000 euro di budget (di cui 833.000 euro dalla U.E.); 15 aziende coinvolte; 3 le province coinvolte  (Reggio Emilia, Parma, Modena); 15 i campi prova.

 

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