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COLDIRETTI: IL VENETO TRATTIENE SOLO IL 5% DELL'ACQUA PIOVANA. SERVONO NUOVI INVASI

Pubblicato il 12/07/2021

Con una temperatura superiore di 2,18 gradi alla media storica, l'estate 2021 si classifica fino ad ora dal punto di vista climatologico come la quarta più calda in Italia, da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800: è quanto emerge dall'elaborazione dei dati Isac Cnr relativi al mese di giugno 2021, divulgati in occasione della Conferenza Internazionale sul Clima al G20 di Venezia, città  che è una delle realtà piu' sensibili agli effetti del cambiamento climatico.​

La tendenza al surriscaldamento è comune a livello globale con il mese di giugno 2021 che si classifica finora come il secondo più caldo in Europa (+1,5 gradi sulla media storica) ed al quarto posto a livello mondiale (+0,21 gradi). Non si tratta peraltro di un caso isolato, poiché a livello globale  i mesi di giugno piu' caldi si concentrano tutti negli ultimi cinque anni (2018, 2016, 2019 e 2020) a conferma del fatto che siamo di fronte ad un'accelerazione.

La tendenza all' innalzamento della colonnina di mercurio è ormai strutturale in Italia e gli effett  si sono già fatti sentire con il divampare degli incendi e una drastica riduzione dei ghiacciai.

A preoccupare  è anche l'innalzamento dei livelli del mare che, secondo lo studio dell'INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), farà crescere il livello del Mediterraneo di 20 centimetri entro il 2050 con punte di 82 centimetri nella zona della laguna di Venezia, con effetti devastanti per la città. Ma gli effetti si fanno già sentire sulle coltivazioni con l'acqua salata, che penetra nell'entroterra e brucia le coltivazioni in campo e costringe ad abbandonare l'attività agricola alla foce del fiume Po per la risalita del cuneo salino, ossia l'infiltrazione d'acqua salata lungo i corsi dei fiumi e che rende inutilizzabili le risorse idriche e gli stessi terreni agricoli.

Uno scenario già in atto e che, evidenzia Coldiretti, aggrava le perdite provocate dai cambiamenti climatici all'agricoltura italiana, pari a 14 miliardi di euro, negli ultimi dieci anni, per i danni provocati alle coltivazioni ed alle strutture dagli eventi estremi, causati dalla tendenza alla tropicalizzazione, che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense, il rapido passaggio dal sole al maltempo con sbalzi termici significativi.

 L'agricoltura è l'attività economica, che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli, prosegue Coldiretti, si tratta di una nuova sfida per le imprese agricole, che devono interpretare le novità segnalate dalla climatologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque, sulla sicurezza del territorio. Per fare ciò, un intervento strategico è la realizzazione di infrastrutture a partire dai bacini di accumulo, proposta inserita nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (P.N.R.R.) varato dal Governo Draghi. Il Veneto, ad esempio,  recupera solo il 5% dell'acqua piovana; rispetto alla media nazionale (11%) il dato è preoccupante e dimostra quanto bisogno ci sia di investimenti in questo settore. Senz'acqua non c'è agricoltura. In Veneto sono irrigati 600.000 ettari della Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.). Per questa ragione vanno assicurate le portate delle concessioni idriche, attuando il risparmio irriguo, ammodernando la rete e realizzando nuovi invasi, utilizzando le cave dismesse e i bacini. 

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