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08/10/2021

DEFLUSSO ECOLOGICO: “ABBIAMO I DATI PER CHIEDERE ALL’EUROPA DI MODIFICARE L’APPLICAZIONE”

“I dati parlano chiaro: rilasciare più acqua nei fiumi, nel rispetto delle nuove portate previste dal Deflusso Ecologico, significa privare d’acqua vasti territori, abbattere la produzione agricola con danni notevoli a Prodotto Interno Lordo  e lavoro, compromettere ambienti e habitat naturali, distruggere paesaggi di straordinario pregio turistico-culturale con ripercussioni sulla ricarica di falda, dunque anche sulle risorgive ed i fiumi”:  ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto.

Si prospetta uno scenario di crisi ambientale ed occupazionale per vasta parte della regione, a partire dai territori solcati dalle reti idrauliche, che prelevano acqua dai fiumi Piave e Brenta, che risentirebbero pesantemente della diminuzione di risorsa, che dovrebbe essere altresì lasciata negli alvei fluviali.

Si tratta di uno scenario addirittura drammatico nelle parole del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, che senza mezzi termini parla di misura, che “ammazzerà il territorio” e che dimostra come “l’Europa, quando scrive le direttive, non tiene conto delle specificità dei territori”. Per questo motivo, “la Regione Veneto, a fianco dei consorzi di bonifica  è pronta anche ad adire le vie legali per tutelare ambiente e territorio, fermo restando che il tema del Deflusso Ecologico va risolto a livello nazionale”.

La data, cui consorzi di bonifica, istituzioni, mondo ambientale ed  attività produttive  guardano con apprensione è il 1° gennaio 2022, allorché, con l’entrata in vigore del Deflusso Ecologico secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque (Direttiva Europea 2000/60/CE), per rilasciare un quantitativo d’acqua nei fiumi anche 3 volte superiore rispetto all’attuale si diminuiranno sensibilmente i prelievi per le reti di canali, che innervano vasti territori e che hanno generato nei secoli ambiente, attività produttive ed un paesaggio di straordinario pregio.

“Mettiamo a rischio le nostre eccellenze agroalimentari” afferma il presidente di ANBI, Francesco Vincenzi.

I dati illustrati dal Consorzio di bonifica Piave dimostrano che sull’area del comprensorio (in pratica tutta la provincia di Treviso), se storicamente le stagioni critiche dal punto di vista della risorsa (per critica si intende una riduzione della disponibilità di risorsa maggiore del 20% rispetto alla media) sono 1 ogni 20 anni (l’ultima è stata il 2003), con l’applicazione del Deflusso Ecologico diventerebbero 2 ogni 3 anni con una situazione di grande criticità (una riduzione di oltre il 50% sulla media) ogni 2 anni.

“Con questi dati si chiude l’attività irrigua” spiega il presidente del Consorzio di bonifica Piave, Amedeo Gerolimetto, “Ne soffrirà soprattutto il comparto agricolo, perché significa che in 20 anni perderemo il 46% della produzione lorda vendibile.”

Oggi il Consorzio di bonifica Piave, per irrigare i 50.000 ettari di comprensorio, preleva al massimo 55 metri cubi al secondo d’acqua a fini irrigui, ma con benefici ecosistemici ben più ampi come l’alimentazione della falda. In caso di riduzione, ogni 1,1 metri cubi d’acqua in meno, si “assetano” mille ettari di territorio; danni anche per le energie rinnovabili, soprattutto a monte dove, secondo le sperimentazioni di Enel Greenpower, si riscontrerebbe “un deficit di energia rinnovabile, pari al consumo annuo delle famiglie delle province di Treviso e Belluno, senza tuttavia miglioramenti in termini di qualità ambientale”. Sottrarre all’ambiente quella stessa acqua, che l’ha generato nei secoli, comporterebbe inoltre impatti ambientali su risorgive, ricarica di falda, siepi e corridoi ecologici ai margini dei corsi d’acqua, fauna ittica. Nel comprensorio del fiume  Brenta significherebbe la fine del patrimonio ambientale, paesaggistico, storico-culturale delle rogge realizzate dalla Serenissima 500 anni fa.

Si tratterebbe, quindi, di un disastro ambientale, causato da una misura, che nasce con buone intenzioni di tutela ambientale  ma che, puntando tutte le attenzioni sui fiumi, dimentica i territori. I dati alla mano, incontrovertibili, sono la carta da giocare in sede comunitaria. L’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali, per voce del Segretario Generale, Marina Colaizzi, spiega che: “studi, dati ed informazioni emersi sono fondamentali per rappresentare a Bruxelles la situazione di criticità, spiegando che l’agricoltura sta investendo nell’efficientare l’utilizzo dell’acqua, ma che vi sono numerosi servizi ecosistemici, che non sono comprimibili; rischiamo insomma un costo sproporzionato rispetto al beneficio del rilascio del Deflusso Ecologico. Siamo certi che con questi dati l’Europa accoglierà la richiesta di una gradualità nell’applicazione del deflusso ed anche nel rivedere il valore del quantitativo d’acqua da rilasciare in alveo.”


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