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OSSERVATORIO ANBI SULLE RISORSE IDRICHE FINE D’ANNO PREOCCUPATO PER LE FUTURE DISPONIBILITA’ D’ACQUA NEL CENTRONORD ITALIA

Pubblicato il 23/12/2021

Senza allarmismi, ma non è un fine anno confortante per il futuro delle disponibilità d'acqua a servizio di ormai molteplici attività del Paese, soprattutto al Centro Nord: a dirlo è il report settimanale dell'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. 

Desta crescente preoccupazione la situazione dei fiumi toscani che, nonostante l'arrivo dell'inverno, non riescono a scostarsi dal deficit idrico, che li sta caratterizzando dalla scorsa estate fino ad avere portate più che dimezzate rispetto a quanto registrato un anno fa; esemplare è l'Arno, sotto i cui ponti transitano ora 29,70 metri cubi d'acqua al secondo. mentre l'anno scorso erano mc/sec 204,7 (addirittura mc/sec 244,2 nel 2019!) e la media mensile è pari a mc/sec  86,03 (fonte: Centro Funzionale Regione Toscana).

Analoga, preoccupante situazione persiste  in Emilia Romagna, dove si evidenzia la portata ridimensionata del fiume Savio, mentre il Secchia (portata attuale: mc/sec 1,6) scende, pur con un autunno abbastanza piovoso, al di sotto del minimo storico mensile (mc/sec 2,1), segnando il secondo peggior risultato negli ultimi 15 anni (record negativo: il 2018); non va meglio per gli altri fiumi (Reno, Enza, Trebbia): tutti abbondantemente sotto la media di Dicembre (fonte: ARPAE).

Anche i fiumi veneti  (unica eccezione, il Piave) segnano un'anomala tendenza al ribasso nelle portate (l'Adige è vicino al record negativo del  2015), mentre è stazionario l'Adda in Lombardia.

Va un po' meglio in Piemonte, dove i livelli fluviali sono stabili od in leggera crescita anche per il Tanaro, che mantiene però una portata praticamente dimezzata rispetto allo scorso anno (mc/sec 34,4 contro mc/sec 64 nel 2020); migliora la situazione in Valle d'Aosta, dove la Dora Baltea continua a segnare portate record (36,6 metri cubi al secondo contro una media mensile pari a mc/sec  8).

Ad eccezione del Garda, sono tutti sotto media i grandi laghi del Nord che, al netto delle regolazioni programmate dagli enti gestori, segnano livelli lontani da quelli di un anno fa (il Lario è al 15,9% del riempimento).

Da questo quadro di diffuso deficit idrico non poteva evidentemente esimersi il fiume Po, il cui trend decresce uniformemente lungo tutta l'asta (portata a Pontelagoscuro: mc/sec 947,2; erano mc/sec 1457,94 nel 2020 e la media storica è pari a mc/sec 1506).

"In sintonia con il periodo delle Feste, possiamo dire che, anno dopo anno, la disponibilità d'acqua è diventata un regalo ambito per il futuro del Paese – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) -Trascorriamo un Natale sereno, consci però che, permanendo le attuali condizioni, bisognerà attivare nelle prime settimane del nuovo anno i tavoli di concertazione per programmare la gestione di una risorsa idrica che, anche quando arriverà, saremo in grado di trattenere solo in percentuale insufficiente alle esigenze, derivanti dall'emergenza climatica." 

Calano pure i fiumi marchigiani, seppur  presentino una condizione decisamente migliore dei mesi scorsi, in linea con le performance stagionali del recente quadriennio (fonte: Protezione Civile Marche); a beneficiare cospicuamente della  positiva condizione idrologica  sono gli invasi, le cui disponibilità si avvicinano a quelle del periodo (oggi trattengono circa 39 milioni di metri cubi d'acqua).

Nel Lazio, i fiumi Liri e Sacco scendono ai livelli più bassi del recente  quinquennio ed un calo di 2 centimetri si registra anche nel lago di Bracciano.

In Campania, i livelli idrometrici dei fiumi Volturno, Garigliano, Sarno e Sele risultano in consistente, ulteriore decrescita, a causa del defluire delle  piene  e dell'assenza di precipitazioni rilevanti.  Risultano, invece,  in rialzo i volumi dei bacini del Cilento ed il lago di Conza.

Infine, al Sud, i grandi serbatoi di Basilicata e Puglia, pur incrementando i volumi idrici trattenuti rispettivamente di 3 milioni e  9  milioni di metri cubi, vedono ridursi  il pur ampio surplus sul 2020 in conseguenza di precipitazioni autunnali, inferiori a quelle dell'anno passato.

 

"Pur in calo, le disponibilità idriche meridionali restano confortanti ad ulteriore dimostrazione dell'importanza dei bacini di raccolta pluriennali, altresì mancanti al CentroNord  con l'unica eccezione del piacentino –conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Per questo, dati alla mano, continuiamo ad insistere sulla necessità di un nuovo Piano Nazionale Invasi medio-piccoli, che chiediamo dal 2017 ed oggi integriamo con il Piano Laghetti, proposto insieme a Coldiretti."

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