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ARRIVANO PIOGGIA E NEVE MA NON BASTANO PER LA MAGRA DEL PO

Pubblicato il 15/02/2022

La perturbazione in corso sul Nord del Paese, arrivata dopo due mesi di assenza, risulta oggi provvidenziale alla luce dei dati emersi nell'ultimo monitoraggio dell'Autorità distrettuale del Fiume Po-Ministero della Transizione Ecologica, ma la prevista, sua breve durata potrebbe solo lenire il perdurante deficit idrico, che si è verificato tra la fine del 2021 e l'arido inizio del 2022.

La situazione generale nel distretto del fiume Po sta gradualmente migliorando, ma la crisi idrica manifestata fino ad oggi e l'aridità dei suoli, unite alle temperature fino a ieri decisamente sopra la media ed alla perdurante mancanza di precipitazioni sulle catene montuose (Alpi e Appennini), hanno generato criticità evidenti, che potrebbero comunque manifestarsi nel lungo periodo, incidendo soprattutto sugli equilibri degli habitat e dell'agricoltura.

In Piemonte (come reso noto dall'Ente Parco) si sono già registrate morie di pesci autoctoni, sottoposti a notevole stress di approvvigionamento dei flussi nelle zone umide ed anche numerose tipologie di piante mostrano evidenti segni di difficoltà. Molti sono i dati tecnici significativi, che arrivano all'Osservatorio dell'Autorità di Bacino del Po-MiTE dai territori e comunicati direttamente dai partner istituzionali come le agenzie regionali, che monitorano l'andamento meteo idrologico-climatico, dai gestori dei grandi laghi alpini e da quelli dell'idroelettrico fino ad ANBI, che raggruppa i consorzi di bonifica, chiamati tra pochi giorni a distribuire la risorsa alle principali colture della Pianura Padana.

L'analisi dettagliata mostra che il Gennaio 2022 appena trascorso si è palesato come il sesto più caldo di sempre a livello globale ed il distretto del Po non fa differenza con le anomalie sopracitate, che lo pongono in uno stato di incipiente siccità. 

"Le anomalie sono decisamente marcate per molti indici – commenta il Segretario Generale di ADBPo-MiTE, Meuccio Berselli –  Ora finalmente è arrivata una perturbazione, ma sono 60 i giorni senza pioggia significativa in molte aree del distretto, le temperature massime sono state costantemente superiori i un Pio di gradi alla media  ed i venti,  che hanno sferzato la pianura, hanno ulteriormente asciugato i terreni, incidendo nel medio lungo periodo."

Le previsioni annunciate hanno portato cambiamenti in queste ore: è arrivata nella notte la prima importante perturbazione atlantica del nuovo anno. 

"Oggi la situazione si ridimensiona parzialmente, ma resta di allerta – conclude Berselli - Molto dipenderà dalle prossime ore, perché sarà importante vedere in che modo ed in quale quantità pioverà."

Per quanto riguarda le portate, persiste la condizione di pesante magra invernale del fiume Po  con una diminuzione del  34% nelle portate mensili di Gennaio-inizio Febbraio. Il valore di portata alla sezione di chiusura del bacino a Pontelagoscuro è 687 metri cubi al secondo, cioè oltre il 40% in meno sul valore di portata medio e già prossimo alla prima soglia di allerta. La sezione di Piacenza continua ad esser quella con valori maggiormente negativi con una portata di mc./sec. 291, prossima alle minime mensili; anche i livelli idrometrici, rispetto a due settimane fa, si sono abbassati di circa 30 centimetri.

Questa condizione di "siccità idrologica invernale" è la più grave degli ultimi 30 anni, non solo sul fiume Po, ma anche sui tributari con scarti di portata ridotta anche del 50%.

Considerando l'intero periodo dal 1° ottobre 2021 ad oggi, i valori cumulati medi d pioggia risultano nel complesso sempre inferiori alle attese climatiche, con uno scostamento di 100 millimetri, -25 % rispetto alla media delle precipitazioni 2001-2020, risultando il quarto anno più secco dal 1961, con precipitazioni simili a quelle dei mesi estivi e con l'ultima precipitazione importante, datata 10 Gennaio. 

L'indice SPI (anomalia di pioggia), misurato sul mese di Gennaio e dunque molto più aggiornato e vicino alla realtà attuale, segna anomalie molto marcate ovunque, con particolare risalto per la zona piemontese (-80%). Ad inizio di questa settimana  può verificarsi la prima perturbazione del 2022 dopo un lungo periodo di latitanza del flusso atlantico. 

L'imminente, deciso cambiamento, però, già si preannuncia di breve durata; sarà fondamentale verificare, se le precipitazioni colmeranno parzialmente il gap, che si è creato in questi mesi soprattutto alla luce del fatto che, nelle giornate successive, le stesse previsioni confermano la ripresa della bella stagione, confermata anche dai modelli a lungo termine, che convergono tutti verso un clima tendenzialmente secco.

Dal punto di vista delle temperature,  la media mensile risulta di quasi due gradi sopra quella climaticamente attesa (scarto: +1,8°), facendo del mese appena trascorso, il quinto più caldo dei recenti trent'anni; ma è addirittura tra i più caldi, qualora si considerino solo le temperature massime, che presentano uno scarto di +2,4° rispetto alla norma. Questo particolare è dovuto al fatto che il mese è risultato molto poco dinamico/perturbato, con piogge assenti, cielo spesso sereno e tante giornate ventose, oltre ad un fenomeno di inversione termica, che ha caratterizzato temperature particolarmente alte sulle creste, aumentando lo scioglimento del manto nivale.

Continua la situazione di sofferenza dei grandi laghi alpini, mentre solo negli invasi artificiali la riserva  aumenta rispetto alla settimana precedente (+5.6%), ma risulta molto inferiore alla media del periodo 2006-2020 (-27%) e le precipitazioni attese potranno solamente alzare i livelli idrometrici di pochi centimetri. Il valore attuale del lago di Como  segna  -17 centimetri sullo zero idrometrico ed il lago Maggiore ha un livello di pochi centimetri superiore allo zero idrometrico; anche nei bacini montani, seppur con differenziazioni più marcate, la riserva dall'inizio dell'anno è in diminuzione mediamente  del  35% e lo scarso apporto nevoso, nonchè l'assenza di piogge non permettono il rimpinguamento della risorsa stoccata.

L'anomalia più marcata rimane quella del SWE (Snow Water Equivalent, cioè l'entità del manto nevoso) su tutto l'arco alpino, che è prossimo ai minimi con punte di – 80 % rispetto alle medie, mentre sull'Appennino resiste una scarsa quantità di neve. In Val d'Aosta ed in Piemonte, il valore di SWE è il più basso degli ultimi 20 anni. L'assenza di precipitazioni e le temperature al di sopra delle medie hanno determinato una sostanziale scarsità di neve sulle zone montane.

In generale, assistiamo ad un inverno secco, che ha inciso non solo sulle portate ridotte del fiume Po e dei suoi affluenti, ma anche sul tenore di umidità del suolo (Soil Moisture Anomaly – SMA), che segnala anomalie molta marcate su tutto il comprensorio distrettuale ed è un indicatore, che presto, con altri indici legati all'agricoltura e per adesso ancora stabili, convergerà  verso valori negativi. Non solo il comparto agricolo potrà trovarsi in sofferenza, ma è già marcata la mancata produzione idroelettrica, che ad oggi è in linea con gli anni peggiori dei decenni scorsi, a causa dello scarso accumulo di risorsa nei bacini montani; se perdurerà una situazione di magra del fiume Po nei mesi estive, potrebbe anche intaccare la produzione da altre fonti. Tra gli animali, la siccità ed il cambiamento dei cicli stagionali mettono l'habitat fluviale sotto forte stress; le specie più fragili o più legate all'abbondanza d'acqua soccombono o rallentano la riproduzione, compromettendo fortemente la biodiversità, nonostante le numerose aree d'interesse naturalistico e le riserve.

La situazione complessiva rimane abbastanza incerta anche se attenuata; l'attenzione è comunque alta e l'allerta non è ancora trasformata definitivamente in emergenza, a causa di questo inverno che, anche a livello di Europa mediterranea (Portogallo e Spagna in primis), ha generato forti scompensi climatici ed aridità diffusa; un contesto, che trova similitudini e parallelismi anche ad altre latitudini a migliaia di chilometri dall'Italia: negli States , per esempio, dove in California si sta vivendo tuttora la siccità più grave di sempre ed altri Paesi limitrofi sono nelle medesime fasi di criticità.

"Un clima globale che comincia a manifestarsi con ripercussioni assolutamente non più trascurabili – evidenzia il Segretario, Berselli – Se, per quanto concerne l'energia, abbiamo nostro malgrado già oggi segnali tangibili della mancanza infrastrutturale, in grado di coprire i fabbisogni, sarebbe importante agire rapidamente per conservare un elemento essenziale per la vita umana, l'economia e l'ambiente come l'acqua."

Per concludere, l'Autorità Distrettuale segnala lo studio di approfondimento, pubblicato proprio di recente da "Nature Climate Change" e  che ha rilevato come il periodo dal 2000 al 2021 sia stato il più secco degli scorsi 1200 anni e che la gravità del fenomeno "eccezionale", registrato lo scorso anno, proseguirà, viste le condizioni, anche nel 2022.

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