Nonostante ampie zone d'Italia abbiano subito una forte siccità non ancora completamente risolta e generalmente scarsi siano stati i manti nevosi, l'anno meteorologico (Dicembre 2024 – Novembre 2025) ha complessivamente registrato +6,4% nelle precipitazioni sulla Penisola (fonte: Copernicus) a testimonianza della forte localizzazione degli eventi atmosferici (piove in maniera più concentrata nel tempo e nello spazio).
"E' un dato, che non ci sorprende e conferma la necessità di avviare il Piano Nazionale Invasi Multifunzionali per trattenere le acque di pioggia e poi trasportarle laddove necessita; come da noi ripetutamente segnalato non è la risorsa a mancare, ma una sua lungimirante gestione" dichiara Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
La prima settimana del 2026 ha poi regalato uno sprazzo di vero inverno con abbondanti piogge sulle pianure dell'Italia Centro-Meridionale e neve lungo la dorsale appenninica: a Campo Imperatore, in Abruzzo, sono presenti al suolo cm. 114 di neve (nello stesso periodo dell'anno scorso c'erano appena cm. 27!); sul marchigiano Monte Acuto, cm. 54; a Gualdo Tadino in Umbria, cm. 20; nel Lazio si superano i 50 centimetri di neve nel Reatino ed i 30 centimetri sui monti Ernici, nel Frusinate (fonte: MeteoMont). "Nell'Italia Meridionale ancora alle prese con la carenza idrica, la neve ha la valenza di un vero e proprio tesoro, soprattutto qualora il manto nevoso si consolidasse, andando a costituire una riserva idrica, utile a rimpinguare i bacini artificiali, quando le piogge riprenderanno a scarseggiare – precisa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI - Purtroppo è però previsto un innalzamento delle temperature, che fonderà velocemente la coltre bianca" conclude il DG di ANBI.
Nell'assetata Puglia, il promontorio del Gargano si è imbiancato con 30 centimetri di neve (San Marco in Lamis), mentre solo un sottile velo bianco ha colorato le cime più alte dei monti Dauni; sull'Appennino Lucano, il manto nevoso ha raggiunto cm. 25, mentre sui rilievi della Sila si sono posati oltre 10 centimetri di neve (monte Scuro).
Proprio la neve era stata la grande assente della stagione autunno-vernina 2025 con deficit che, ovunque lungo la Penisola (unica eccezione, ma di poco, il bacino del Po) aveva superato il 50% nell'indice SWE (Snow Water Equivalent), segnando record nei bacini meridionali dei fiumi Simeto in Sicilia (-77%), Crati in Calabria (-67%), Sangro (-59%) e Tevere (-58%). Sulle Alpi Orientali l'ammanco nivale nel bacino dell'Adige era del 53%, mentre quello del Brenta raggiungeva il 52% (fonte: Cima Foundation). Le precipitazioni dei giorni scorsi, sia quelle nivali che quelle pluviali, hanno provvisoriamente riequilibrato il bilancio idrico negativo del Centro-Sud, ridando vigore a corpi idrici, sofferenti a causa del clima invernale particolarmente mite e delle anomalie termiche positive, registrate anche a Dicembre.
Il report settimanale dell'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche mostra una ripresa dei livelli idrometrici nell'Italia centrale, volumi in crescita nei bacini meridionali e portate fluviali sotto media al Nord.
I "Grandi Laghi" settentrionali sono tutti sopra la media stagionale ad eccezione del bacino d'Iseo largamente deficitario e riempito solo per il 23,6%.
I flussi in alveo del fiume Po continuano ad essere più scarsi del consueto: il deficit a Pontelagoscuro è del 23%.
In Piemonte, le portate dei principali fiumi registrano valori sotto media (unica eccezione: la Stura di Lanzo), seppur in crescita rispetto a metà Dicembre.
In Valle d'Aosta il mese di dicembre è stato più caldo e secco del normale (-44% di pioggia) e l'indice SWE inferiore alla norma e sostanzialmente in linea coi valori registrati nel 2024; in crescita è la portata della Dora Baltea, mentre scarsi sono i flussi nel torrente Lys (fonte: Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d'Aosta).
In Lombardia manca il 58% di riserva idrica nivale e questo, unitamente ai ridotti livelli idrometrici dei "Grandi Laghi", comporta un aumento del deficit di riserve idriche, attualmente attestato intorno a -31% sulla media storica.
In Liguria, i fiumi Entella e Magra registrano portate ridotte.
Anche in Veneto, i principali bacini sono idricamente deficitari: Adige -14%, Livenza -40%, Brenta -18%, Bacchiglione -37%.
In crescita, ma pur sempre ridotte, sono le portate dei fiumi appenninici in Emilia-Romagna (Reno -49%, Taro -65%), tra cui si segnalano i livelli dell'Enza inferiori ai valori minimi storici. Nel frattempo hanno però ripreso a riempirsi gli invasi piacentini (Mignano e Molato), che già ora trattengono complessivamente 5,63 milioni di metri cubi d'acqua.
In Toscana, le precipitazioni più abbondanti si sono registrate sulle province meridionali, dove le cumulate di inizio d'anno hanno raggiunto i 90 millimetri (Senese e Grossetano); a beneficiarne sono i fiumi Ombrone (la cui portata ha raggiunto 48,60 metri cubi al secondo), Orcia e Merse. In calo è invece il Serchio, i cui flussi sono del 37% sotto media.
Nelle Marche, netta crescita dei livelli idrometrici nei fiumi Potenza, Esino, Sentino, Tronto, Nera e Visso; di tale abbondanza idrica hanno beneficiato anche gli invasi regionali che, in meno di 20 giorni, hanno visto aumentare i volumi raccolti di 2,75 milioni di metri cubi.
Appena accennato, invece, è stato in Umbria l'accrescimento del livello del lago Trasimeno che, nonostante le abbondanti piogge dei giorni scorsi, ha guadagnato appena 2 centimetri; in evidente crescita sono i flussi nei fiumi Chiascio e Paglia.
Le buone notizie nel Lazio riguardano principalmente la crescita delle altezze idrometriche dei laghi vulcanici romani che, forse per la prima volta dopo anni, hanno registrato un incremento significativo: da inizio del 2026, Nemi si è alzato di ben 19 centimetri ed Albano di cm.17! Le piogge cumulate da inizio anno sulla zona dei laghi e sui quartieri orientali della Capitale più a ridosso dei Castelli Romani, superano mm.130. I flussi sovrabbondanti del fiume Aniene, tracimato in diversi punti anche nei pressi della periferia romana storica, hanno ingrossato la portata del Tevere oltre mc/sec 550 nel centro città (+203%!). In crescita anche il Velino in Sabina (fonte: AUBAC).
Impennata dei livelli idrometrici anche per i fiumi campani, primo fra tutti il Garigliano, che da mesi faceva registrare portate tra le più basse da almeno un quinquennio.
Oltre 16 milioni di metri cubi d'acqua sono affluiti negli invasi di Basilicata in poco più di 20 giorni; il deficit è ancora ampio anche rispetto a Gennaio 2025 (- mln. mc.11,24), ma il trend da un mese e mezzo è sempre crescente.
Nella Capitanata, infine, solamente il bacino di Occhito ha registrato un piccolo incremento (ora nell'invaso al confine tra Molise e Puglia ci sono mln. mc. 49,49 d'acqua). I volumi idrici complessivi trattenuti dalle dighe foggiane ammontano a mln. mc. 57,78 e rappresentano appena il 17% dei volumi autorizzati: troppo poco per rassicurare gli agricoltori, che da quasi due anni non possono irrigare le loro terre!