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OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE: SUD FLAGELLATO DAL MEDICANE HARRY MA AL NORD MANCA LA NEVE

Pubblicato il 22/01/2026

Il primo "medicane" del nuovo anno sull'Italia, denominato Harry, è il prototipo della potenziale forza distruttiva, che viene sprigionata dallo scontro fra le correnti calde in risalita dall'Africa Sahariana (nei giorni scorsi lungo la Penisola ancora si registravano temperature miti intorno ai 15 e sino ai 20 gradi registrati al Sud) e quelle polari, approdate attraverso i Balcani. 

L'uragano sta scaricando sull'Italia meridionale e sulle isole maggiori tutta l'energia accumulata nel bacino mediterraneo, le cui acque troppo calde (anche +2,5°) rappresentano il micidiale innesco per eventi meteorologici estremi. 

Tale pericolosa miscela di energia ha prodotto in questi giorni una serie di eventi ad alto rischio, che finora hanno procurato danni e disagi ai territori interessati, ma che avrebbero potuto avere esiti devastanti: ad evidenziarlo è l'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

La Calabria è una regione fortemente colpita: le cumulate di pioggia in un'ottantina di ore hanno superato i 400 millimetri su diverse località del settore jonico! Eccone alcuni valori: San Sostene-Alaco, mm.581; Stilo, mm. 524; Santa Cristina d'Aspromonte, mm. 429; Fabrizia-Cassari, mm. 405; a Roccaforte del Greco sono caduti mm. 363,4 cioè circa la metà delle piogge registrate negli anni più "umidi"; a Chiaravalle Centrale, dove in 3 giorni e mezzo si sono abbattuti circa mm. 390 di pioggia, il fiume Ancinale è cresciuto di oltre 3 metri e mezzo, mentre il fiume Budello ha registrato un innalzamento di livello pari a 2 metri e mezzo nel Reggino (fonte: ARPACAL); lungo la costa, molte zone sono state evacuate per via dei fortissimi venti e delle mareggiate, che hanno inghiottito un lungo tratto di litorale; neve e gelo hanno invaso Aspromonte, Sila e Pollino.

Nella Sicilia orientale e principalmente nell'area etnea si registrano numeri leggermente inferiori rispetto a quelli calabresi: a Pedara sono caduti mm.463 di pioggia in 72 ore; a Linguaglossa, mm. 273; mm. 209 a Palazzolo Acreide; oltre 160 millimetri su diversi comuni messinesi (fonte: SIAS), nella cui provincia si segnala lo straripamento del torrente Agrò. Quasi intoccato dal ciclone risulta invece il settore occidentale dell'isola dove le cumulate medie hanno superato di poco i 10 millimetri sul Trapanese. Al netto del ciclone mediterraneo, da una stima parziale dei dati pluviometrici su 4 province (Palermo, Trapani, Siracusa e Ragusa) si può desumere che il 2025 sia stato un anno più "umido" della media, con un surplus di pioggia del 20% (maggiore a Siracusa e Trapani, rispettivamente +43,42% e +29,9%).

Anche in Sardegna gli scorsi giorni sono stati caratterizzati dall'allarme rosso per rischio idrogeologico: nubifragi si sono registrati su un'ampia area dei settori centrale, orientale e meridionale; a Villagrande-Strisaili Ru, la pioggia cumulata in 48 ore ammonta a 244 millimetri; su gran parte delle zone interne del Nuorese, le precipitazioni hanno superato mm.100 (fonte ARPAS).

Nubifragi si sono abbattuti anche sulla Basilicata jonica. In Lucania l'incremento settimanale dei volumi invasati supera i 15 milioni di metri cubi; in un solo giorno, grazie alle forti piogge, le due principali dighe della regione, Monte Cotugno e Pertusillo, hanno raccolto oltre 4 milioni di metri cubi d'acqua.

"E' andata meno male di quanto temuto perché, in numerose altre occasioni, eventi come il medicane Harry hanno provocato danni molto più ingenti e vittime. E' evidente, però, che è necessario aumentare urgentemente la resilienza dei territori ai fenomeni estremi: dalle alluvioni alla siccità – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Servono volontà condivise per investimenti in manutenzione straordinaria dei territori, nuove infrastrutture idrauliche, ricerca ed innovazione, promozione di una cultura dell'acqua."

"Ad essere colpito in questi giorni dal maltempo è il Sud Italia, ma l'altra faccia della medaglia è la preoccupante carenza di neve e quindi di riserva idrica, che si sta registrando al Nord – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI - Quanto stiamo verificando è la conferma dell'Italia come hub mediterraneo della crisi climatica e ad esserne interessato è l'intera penisola: dalla Sicilia all'Alto Adige."

In Puglia, gli afflussi settimanali nei bacini foggiani sono stimabili solamente in mln. mc. 1,71; resta pertanto negativo il bilancio idrico nella regione dove, ancora oggi, mancano all'appello ben 265 milioni di metri cubi d'acqua invasata.

In Campania, caratterizzata come l'Italia centrale da un instabile andamento meteorologico, i livelli idrometrici dei fiumi Volturno e Sele risultano decrescenti a monte ed in rialzo alla foce, mentre in evidente calo è il Garigliano.

Nel Lazio cresce la portata del fiume Velino in Sabina, mentre si riducono i flussi di Tevere ed Aniene; in calo anche i livelli idrometrici dei laghi Albano, Nemi e Bracciano.

In Umbria, segno negativo per i livelli dei fiumi Chiascio, Topino e Paglia; da segnalare è l'inarrestabile decrescita dell'altezza idrometrica del lago Trasimeno, che questa settimana scende, a Polvese, a -m. 1,57 cioè ben cm. 88 sotto la media (la profondità massima del bacino raggiunge m.6).

Nelle Marche si riducono le portate idriche dei fiumi Potenza, Esino e Nera.

In Toscana, a subire riduzioni significative sono i flussi in alveo dei fiumi Arno ed Ombrone, attualmente molto inferiori alla media ventennale (rispettivamente -57% e -79%).

Nell'Italia settentrionale, in Liguria crescono i livelli dei fiumi Entella e Vara nel settore di Levante; a Ponente cala l'Argentina.

In Piemonte, a crescere sono le portate dei fiumi Tanaro e Stura di Demonte; decrescenti sono quelle di Stura di Lanzo e Toce.

In Valle d'Aosta sono in calo le portate della Dora Baltea e del torrente Lys.

In Lombardia, le riserve idriche sono inferiori del 35,2% sulla media; tale deficit è dovuto principalmente alla scarsità di neve in quota: si stima che manchi all'appello quasi il 62% di SWE (Snow Water Equivalent) quantificabile in oltre 900 milioni di metri cubi d'acqua (fonte: ARPA Lombardia).

Fra i grandi laghi va segnalato il deficit del Sebino, che attualmente ha un valore di riempimento del 13,6% ed un'altezza idrometrica di oltre cm. 60 sotto la media (il Verbano è al 70%, il Lario al 40% ed il Benaco al 77,1%).

Deficitarie sono le portate della maggior parte dei fiumi in Veneto: Adige, -16%; Livenza, -48%; Brenta, -51%; Bacchiglione, -45%.

In aumento sono i flussi del fiume Po lungo tutta l'asta; resta comunque ampio il gap con i valori tipici di questo periodo nella sezione emiliano-lombarda (a Pontelagoscuro, il deficit idrico è del 30%).

In Emilia-Romagna, agli incrementi delle portate dei fiumi Reno e Secchia si contrappongono i dati relativi ai flussi in altri fiumi appenninici che risultano, in alcuni casi, deficitari rispetto alla media (Taro: -53,7%) o addirittura rispetto ai valori minimi storici, come per il Santerno e l'Enza.

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