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IL METEO MANDA SEGNALI MA SERVONO INFRASTRUTTURE E CULTURA DELLA PREVENZIONE PER IMPARARE LA LEZIONE

Pubblicato il 05/02/2026
La forza distruttrice del medicane Harry esalta esponenzialmente il paradosso dell'estremizzazione degli eventi atmosferici: in pochi giorni vaste zone di Sardegna, Sicilia e Calabria sono passate da una condizione di siccità estrema all'emergenza idrogeologica, incrementata dall'aridità dei suoli e dalla loro impermeabilità, che accentuano il ruscellamento dell'acqua: a segnalarlo è il settimanale report dell'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. I dati evidenziano che in Sardegna, a Gennaio, le dighe sono riuscite a trattenere oltre 717 milioni di metri cubi d'acqua in più rispetto al mese precedente, raggiungendo il 72% di riempimento (mancano mln.mc. 516 al colmo complessivo). Rimangono comunque ancora situazioni irrisolte al Nord dell'isola come nella Nurra, dove i bacini sono pieni solo al 47,48% e l'invaso di Maccheronis è riempito al 48,56%. Contestualmente, però, nella Sardegna Centro-Orientale ci sono sistemi idrici, dove gli invasi sono pieni e che quindi dovranno effettuare rilasci verso valle come accade nel Basso Sulcis, dove il lago di Monte Pranu è passato da una condizione di crisi per carenza idrica allo sversamento dell'acqua in eccesso verso il mare o per le dighe dell'Ogliastra, dove durante il medicane si sono registrate cumulate impressionanti di pioggia (oltre mm. 540) e dell'Alto Taloro, nel Nuorese. A Gennaio si è registrato +139% di neve sul bacino del fiume Flumendosa. In Sicilia, le cumulate medie di Gennaio ammontano a mm.186 con punte record di mm. 619 a Pedara; considerata l'annuale media storica di pioggia di mm.632, tali afflussi rappresentano il 29% della pioggia in 12 mesi (elaborazione ANBI su dati SIAS). I bacini dell'Isola, deputati all'utilizzo potabile, hanno registrato un incremento del 79% (+ mln. mc.75,27) da metà Gennaio. La Basilicata continua la rincorsa all'agognata normalizzazione del bilancio idrico regionale, segnando un nuovo incremento settimanale di quasi 25 milioni di metri cubi invasati dalle dighe: a beneficiarne sono soprattutto i due invasi principali (Monte Cotugno e Pertusillo), che ora raccolgono complessivamente oltre 185 milioni di metri cubi d'acqua (47% dei volumi d'invaso autorizzati). A Gennaio sui monti Dauni e sulla Capitanata sono caduti mediamente circa mm. 43 di pioggia: tale valore è decisamente inferiore a quanto registrato in altre zone della Puglia (ad esempio, la Penisola Salentina), dove gli accumuli sono stati anche superiori a mm. 100. Rispetto alla confinante Basilicata, la ripresa idrica continua ad essere più lenta e riguarda quasi esclusivamente gli invasi di Occhito e di Marana Capacciotti (quelli di Capaccio e di San Pietro sull'Osento trattengono complessivamente poco più d mln. mc. 4,5 mentre sarebbero autorizzati a trattenerne fino a 34 milioni circa). Negli scorsi 7 giorni l'incremento dei volumi invasati è stato più consistente nel Foggiano (+ mln. mc. 9,78), ma le riserve idriche continuano ad essere troppo scarse (il 26% della potenzialità). "A questo punto è lecito chiedersi: i 3 giorni del medicane Harry, in cui la crisi climatica ha mostrato il suo volto più feroce sul Mezzogiorno, potevano essere affrontati con maggiore sicurezza, limitando i danni? E' possibile che, contestualmente alle azioni volte ad aumentare la resilienza agli eventi meteorologici estremi, si possa riuscire a trarre benefici da fenomeni di tale intensità?": a domandarlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). "La risposta – chiosa Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – è nella necessità di nuove infrastrutture, di cui il Piano Invasi Multifunzionali è parte determinante: circa 400 progetti sono pronti ed in attesa di finanziamento. Poi c'è bisogno di far crescere una diffusa cultura della prevenzione civile." La neve di Gennaio sulla Penisola ha colmato, almeno su alcuni bacini idrologici. l'enorme gap creatosi nella stagione autunno-vernina 2025: il complessivo deficit nivale si aggira ora su -34%. Sul bacino del fiume Po si è passati da -48% di Dicembre a -19% di Gennaio, seppur con grandi differenze fra regioni, mentre ancora ingente è il deficit nivale a Nord-Est (-68% sull'Adige, -59% sul Brenta). Sugli Appennini la situazione è quantomai varia: se, nel bacino del fiume Arno, il surplus di SWE (contenuto idrico della neve) ha toccato addirittura + 411% ed in quello del Tevere il deficit è sceso da -58% a -27%, a Sud il deficit resta ampio ed in alcuni casi in peggioramento (Crati da -67% a -76%), In Abruzzo preoccupano i dati riguardanti la neve: quelli più recenti segnalano un deficit nell'indice SWE (Snow Water Equivalent) in aumento anche rispetto a quello già deficitario di metà Dicembre sul bacino del Sangro, passando da -59% a -83%; l'insufficienza nivale sull'Aterno si attesta invece a -49% (fonte: Fondazione CIMA). A Gennaio, l'invaso di Penne ha incamerato 1.650.000 metri cubi d'acqua In Campania, le portate dei fiumi restano abbondanti, grazie alle generose piogge delle scorse settimane. Nel Lazio le buone notizie arrivano soprattutto dai bacini lacustri, che dopo anni di preoccupanti livelli idrometrici stanno ora attraversando un periodo positivo: i livelli idrici nei laghi Albano e Nemi sono cresciuti in 10 giorni rispettivamente di cm. 14 (in un mese e mezzo recuperati una trentina di centimetri) e cm. 20; il lago Sabatino segna un aumento del livello idrometrico di cm. 14 in due settimane; gli specchi lacustri Vico e Bolsena sono cresciuti rispettivamente di + cm.19 e + cm. 13 in dieci giorni. A Roma, il fiume Tevere segna un'ottima performance settimanale con un ulteriore accrescimento dei flussi idrici pari a circa il 19% (nel cuore della Capitale scorrono attualmente oltre 305 metri cubi d'acqua al secondo, quando la media mensile negli scorsi 6 anni è stata inferiore del 51%!); in crescita è anche il Velino, mentre a calare è l'Aniene, che tuttavia continua a registrare portate superiori alla media (elaborazione ANBI su dati AUBAC). In Umbria la crescita settimanale del lago Trasimeno è stata di un solo centimetro; la diga Arezzo ha incamerato mln. mc. 2,31 d'acqua ed aumenta la portata del fiume Chiascio, mentre si riduce quella della Paglia. Segno più anche per i livelli idrometrici dei fiumi nelle Marche (Potenza, Esino e Tronto). In Toscana, oltre alla tanta neve, continuano ad essere abbondanti le piogge con cumulate spesso ben superiori a mm. 100 e fino a mm. 200 su alcune località delle province settentrionali. Il fiume Serchio registra un considerevole incremento dei flussi in alveo, attualmente superiori di circa il 121% alla media. In Liguria, le piogge sono state molto intense (mm.70 in 24 ore sui bacini montani di Levante) e questo ha comportato un alzamento repentino dei livelli idrometrici dei corsi d'acqua: rispetto alla scorsa settimana, i fiumi Entella, Vara ed Argentina sono cresciuti fino ad oltre 2 metri (fonte: OMIRL). In Piemonte, a crescere sono soprattutto le portate dei fiumi Tanaro e Stura di Lanzo. In Valle d'Aosta crescono i livelli di Dora Baltea e torrente Lys. In Lombardia, nonostante un incremento settimanale cospicuo di SWE (+44,8%), la neve continua ad essere più scarsa rispetto al resto del bacino padano (-47,7%); così le riserve idriche risultano essere di circa il 31% più scarse della media (-10% sul 2025). In Veneto continuano ad essere decrescenti le portate di molti fiumi ed in particolar modo quelle del Bacchiglione; in controtendenza è il Piave, che vede raddoppiare i flussi in alveo, superiori anche di oltre il 550% sulla media (elaborazione ANBI su dati ARPAV). Al Nord, i livelli del lago Maggiore sono stabili (70,5% di riempimento), mentre crescono quelli del Benaco (83,6%) e del Sebino (22,1%); decrescente è invece l'altezza idrometrica del Lario (ora al 34,7%). In Emilia-Romagna, a crescere sono solamente le portate dei corsi d'acqua nei bacini occidentali, che maggiormente hanno goduto di afflussi pluviali generosi; il Taro, con l'incremento dei giorni recenti, si avvicina ai valori tipici del periodo. Infine, l'andamento idrometrico del fiume Po riflette la situazione meteorologica: così, mentre le portate risultano decrescenti nel settore piemontese, i flussi del Grande Fiume tornano a crescere lungo il tratto emiliano-lombardo, superando i valori medi del periodo in prossimità del delta (+2% a Pontelagoscuro).

 

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