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48 PROGETTI PER 580 MILIONI DI EURO; LE RISORSE DEL PNIISSI PER EFFICIENTAMENTO E BACINI

Pubblicato il 05/05/2026

In un avvio di stagione irrigua, che in Veneto presenta più ombre che luci per quanto riguarda la disponibilità di risorsa, il direttore di ANBI Veneto, Silvio Parizzi ha presentato il piano d'azione strutturale per la resilienza idrica regionale, proposto dai consorzi di bonifica del Veneto in collaborazione con la Regione del Veneto per la seconda tranche del PNIISSI, il Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e Strategici nel Settore Idrico, la cui finestra di presentazione si è conclusa a gennaio 2026.

Il piano d'azione relativo al Veneto presenta numeri importanti, che testimoniano la proattività del sistema regionale della Bonifica. Gli undici consorzi di bonifica hanno infatti candidato al PNIISSI ben 48 progetti, per un valore complessivo di oltre 581 milioni di euro, finalizzati all'efficientamento ed allo stoccaggio della risorsa idrica. 

Tra queste proposte, 15 riguardano la realizzazione di nuovi invasi, un obbiettivo coerente con il quadro conoscitivo approvato dalla Regione del Veneto nel 2023 e che, recependo le indicazioni di ANBI Veneto, ha individuato 90 siti adatti alla realizzazione di bacini multifunzionali. L'impatto delle progettualità venete, candidate al PNIISSI, si riflette su dati di estremo rilievo per l'economia e l'ambiente con un incremento previsto della superficie irrigata, pari ad oltre 48.000 ettari ed un risparmio annuo di risorsa idrica, stimato in circa 174 milioni di metri cubi. L'impatto economico diretto di tali opere supererebbe i 175 milioni di euro annui in termini di agricoltura, turismo, produzione idroelettrica e servizi ecosistemici come la ricarica della falda, garantendo occupazione per circa 7.600 unità lavorative.

Attraverso l'utilizzo di pannelli fotovoltaici galleggianti e centraline idroelettriche, la produzione di energia rinnovabile, legata a questi invasi, aumenterebbe di 8,5 milioni di kilowattora all'anno.

Ben consapevoli di quanto sia difficile il soddisfacimento di un piano, che solo per il Veneto supera abbondantemente il mezzo miliardo di euro, Parizzi sottolinea come singoli interventi possano generare benefici immediati e strutturali. L'esempio emblematico riguarda uno dei progetti candidati dal Consorzio di bonifica Piave: il recupero della Cava Sud Est di Montebelluna, nel Trevigiano. L'opera, dal costo di circa 10 milioni di euro, prevede la riqualificazione ambientale di un sito estrattivo. Ne deriverebbe un invaso polifunzionale, strategico per l'irrigazione, la produzione energetica, la sicurezza idraulica con benefici anche ambientali come la ricarica della falda. Il Consorzio di bonifica Piave stima infatti che, in caso di forti eventi meteorologici, la cava fungerebbe da vasca antiallagamento, laminando fino a 190.000 metri cubi d'acqua dal rediticolo idraulico afferente. Questa infrastruttura permetterebbe inoltre di ricaricare fino a 1.300.000 metri cubi d'acqua in falda al mese per sei mesi all'anno e trattenere 1.000.000 metri cubi di riserva irrigua, riducendo i prelievi dal fiume Piave in ottemperanza alle disposizioni comunitarie sul Deflusso Ecologico.

Il PNIISSI si conferma dunque come la linea di finanziamento ideale per sostenere questa transizione idrica, resa ancora più urgente dalle ombre, che gravano sull'attuale avvio di stagione.

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