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APRILE SECCO, LE PIOGGE DI MAGGIO NON COMPENSERANNO

Pubblicato il 20/05/2026

Secondo i dati di fonte ARPAV (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Veneto), raccolti nel Bollettino di ANBI Veneto, il mese di aprile 2026 si è concluso con un quadro idro-meteorologico fortemente anomalo.

Le piogge registrate nei giorni scorsi compensano, infatti, solo in piccola parte un mese, che è risultato molto avaro di precipitazioni, caratterizzato da un pesante deficit complessivo e da temperature nettamente superiori alla norma. Le precipitazioni mensili hanno raggiunto una media regionale di circa 32 millimetri a fronte dei mm. 94 attesi, determinando un'anomalia del -66%.

Questo calo ha interessato in modo diffuso tutti i bacini idrografici regionali, registrando punte vicine o superiori a -70% nei sistemi dei fiumi Brenta, Sile, Livenza e Adige, mantenendo il bilancio complessivo dell'anno idrologico (da ottobre 2025) su un passivo di -30%.

In parallelo, la colonnina di mercurio ha fatto registrare valori medi di circa 2 gradi superiori alla norma, qualificando il periodo come il terzo aprile più caldo dal 1991.

Tale andamento termico ha accelerato la fusione anticipata di un manto nevoso, già ridotto a fine stagione, incrementando l'evapotraspirazione e riducendo le riserve d'acqua nel territorio.

Per il mese di maggio 2026, le elaborazioni del CeSpII (Centro Sperimentale per l'Innovazione Irrigua) - Consorzio L.E.B. (Lessinio Euganeo Berico) delineano uno scenario più stabile con condizioni meteorologiche, che dovrebbero rientrare generalmente nella media del periodo su gran parte della regione. I modelli statistici evidenziano la possibilità di un leggero surplus pluviometrico su alcune aree della pianura veneta meridionale, mentre per la terza settimana del mese si attende un calo termico, in grado di mitigare temporaneamente la domanda evapotraspirativa dei suoli. In questo contesto di transizione, l'indicazione tecnica è quella di monitorare con attenzione lo stato delle colture ed il livello di umidità dei terreni. Diventa quindi fondamentale controllare preventivamente la piena funzionalità degli impianti d'irrigazione, programmando i primi turni distributivi in modo mirato e sulla base dell'effettivo andamento delle temperature stagionali.

«Nel territorio veneto il cambiamento climatico si manifesta ormai con effetti evidenti sui processi idrologici: l'aumento delle temperature, la crescita dell'evapotraspirazione ed il progressivo ridimensionamento delle riserve alpine incidono direttamente sui bilanci idrici, mentre le precipitazioni sempre più scarse ed irregolari risultano meno efficaci ai fini della ricarica delle falde - dichiara Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto - L'attuale deficit pluviometrico, registrato proprio all'avvio della stagione irrigua, rappresenta un elemento di particolare attenzione. In questo contesto assume un ruolo fondamentale l'attività dei consorzi di bonifica che, attraverso il monitoraggio continuo e l'analisi tecnica dei dati, contribuiscono ad interpretare l'evoluzione del territorio e ad orientare le scelte di gestione della risorsa idrica su basi strutturate e di medio-lungo periodo.»

«I più recenti dati scientifici – aggiunge Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto - evidenziano come gli effetti del cambiamento climatico incidano in modo sempre più concreto sulla salute delle persone, sulla sicurezza alimentare e sugli equilibri degli ecosistemi. In questo scenario, la marcata scarsità di precipitazioni, registrata nelle recenti settimane, desta particolare preoccupazione in relazione all'avvio della stagione irrigua, che richiede adeguata disponibilità idrica e continuità negli apporti. La gestione dell'acqua non può quindi essere considerata un tema settoriale, ma una questione trasversale, che coinvolge agricoltura, ambiente e qualità della vita. I consorzi di bonifica ed irrigazione svolgono un ruolo centrale non solo nella distribuzione della risorsa, ma anche nella capacità del territorio veneto di affrontare con efficacia le trasformazioni climatiche in atto.»

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