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L'ITALIA CHE CAMBIA - LA REGIONE PIU' ARIDA E' IL TRENTINO ALTO ADIGE

Pubblicato il 21/05/2026

Il susseguirsi di cicloni mediterranei nei primi 3 mesi e mezzo di questo turbolento 2026 (gran parte della Penisola è stata appena interessata da una serie di eventi estremi quali tornado, grandinate e bombe d'acqua, nonché un raffreddamento delle temperature con gelate tardive e nevicate al di sopra dei 1500 metri su Alpi e Appennini), oltre a causare gravi danni ha però appianato un bilancio idrico, che al Sud era in profondo rosso da oltre due anni; al contempo, temperature sopra la media e lunghi periodi secchi, hanno determinato, in diverse zone del Nord, un significativo deficit nivale (Piemonte settentrionale, Lombardia e Veneto) e portate fluviali insufficienti (Ticino, Toce, la gran parte dei fiumi veneti e quelli appenninici emiliani). Secondo il Consiglio Nazionale Ricerche (C.N.R.), la regione, che negli ultimi 12 mesi ha registrato la percentuale maggiore di territorio interessato da siccità severo-estrema, è il Trentino-Alto Adige (12%), dove tale valore sale al 15% con indice SPI (Standardized Precipitation Index) a 24 mesi. Inoltre, ad Aprile, circa l'11% circa delle aree agricole italiane ha subìto condizioni severo-estreme di siccità.

Nonostante le riserve idriche superficiali e sotterranee siano in buono stato, proprio la scarsità di riserve nivali (le tardive nevicate primaverili si sciolgono presto e non rappresentano quindi una riserva idrica duratura) crea preoccupazioni per i mesi a venire: nella prima decade di Maggio, il deficit nell'indice SWE (Snow Water Equivalent) a livello nazionale sfiorava il 48% con punte di -74% nel bacino del fiume Brenta e -56% in quello dell'Adige, mentre era -43% nel bacino padano (fonte: Fondazione CIMA). "Con l'innalzarsi delle temperature – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) - la fusione del già ridotto manto nevoso accelererà con la conseguenza che nei mesi più caldi non sarà possibile fare affidamento sull'apporto delle acque di scioglimento per la ricarica dei corpi idrici e ci si dovrà affidare alla sola clemenza meteorologica." Già nei prossimi giorni, infatti, sono annunciate temperature oltre i 30 gradi sulla Pianura Padana, sulla costa tirrenica ma anche sulle valli alpine (30 gradi a Bressanone ed in Val d'Ossola e 33 a Bolzano, cioè circa 10 gradi in più rispetto ad Agrigento; fonte: Meteored)). Il settimanale report dell'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche vede crescere i livelli idrometrici dei grandi laghi del Nord: Verbano, 99,4%; Lario, 81,8%; Benaco, 80,7%; Sebino, 97,1% vicino alla quota massima storica dopo che per mesi l'altezza è stata sotto media. In riduzione e nettamente sotto media (-63%) sono le portate della Dora Baltea in Valle d'Aosta, così come quelle del torrente Lys. Ancora molto deficitari e con tendenza decrescente sono i flussi nel fiume Po, che nella sezione piemontese segnala un deficit di oltre il 60%, mentre a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, si registra - 42%; in Piemonte marcati deficit idrici anche in altri alvei fluviali : Tanaro -59%; Toce -56%; Stura di Demonte -41%. In attesa delle conseguenze del recente "colpo di coda" invernale, le riserve idriche della Lombardia, pur in miglioramento, evidenziano un marcato deficit idrico (-36,2%), dovuto principalmente alla scarsa risorsa nivale in quota (-67,4%; fonte Arpa Lombardia). In Veneto, si registra un deciso incremento di portata nel fiume Adige a Boara Pisani, dove guadagna oltre 26 metri cubi al secondo rispetto ad una settimana fa, raggiungendo la portata media di mc/s 106,5: poco però, se confrontato con la media storica d'Aprile del secondo fiume italiano, pari a mc/s 282. Analoga è la condizione degli altri fiumi veneti che, pur crescendo, registrano ancora flussi troppo scarsi (Brenta, -62%; Piave, -60%; Bacchiglione, -58%; Livenza, -44,8%). In Emilia-Romagna, ad un recupero delle portate nei bacini fluviali occidentali, che sono ora superiori alla media (Trebbia, Taro, Secchia, Panaro), fanno da contraltare i flussi inferiori ai minimi storici di Enza e Santerno e quelli fortemente ridotti di Reno e Savio (fonte ARPAE). In Liguria, il livello idrometrico del fiume Entella registra una crescita, mentre in ribasso sono i valori rilevati negli alvei di Vara ed Argentina. In Toscana sono abbondanti le portate del fiume Serchio, mentre stabili ed in linea con i valori tipici del periodo sono quelle dell'Arno; sotto media, invece, l'Ombrone (-43%). Secondo i dati della Fondazione Cima, da inizio dell'anno il Grossetano avrebbe beneficiato di apporti meteorici, superiori alla media di circa il 40%. Nelle Marche va segnalato l'abbassamento del livello idrometrico del fiume Tronto, mentre gli invasi trattengono quasi 54 milioni di metri cubi d'acqua. In Umbria resta invariata la deficitaria altezza del lago Trasimeno rispetto ad una settimana fa (- cm. 104 sulla media storica) , mentre un leggero incremento di flusso viene registrato nel fiume Topino; invariate le portate di Chiascio e Paglia. Nel Lazio c'è segno positivo nell'andamento idrometrico dei fiumi Tevere e Velino, mentre le altezze di tutti i laghi vulcanici sono stabili sui livelli registrati la settimana scorsa. In Campania crescono le portate dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano. In Basilicata, nella scorsa settimana, circa cinque milioni di metri cubi d'acqua sono defluiti dal più grande invaso in terra battuta d'Europa (monte Cotugno) per soddisfare la domanda irrigua e potabile; attualmente i bacini lucani (Pertusillo, Camastra e Basentello, oltre a quello di monte Cotugno) conservano complessivamente volumi idrici pari a quasi 391 milioni di metri cubi. Infine in Puglia, nonostante l'avviata stagione irrigua, si registra un incremento settimanale di 500.000 metri cubi nei volumi idrici invasati nei bacini foggiani. "Di fronte alla fotografia di un'Italia idricamente rovesciata nel 2026 è forte il rammarico per aver visto defluire in mare enormi quantità d'acqua, eccedenti le attuali capacità di stoccaggio – commenta infine Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI - Sarebbe stato un tesoro idrico, inestimabile per territori come Basilicata, Tavoliere delle Puglie, Sicilia, Abruzzo, Calabria, Sardegna, dove solo pochi mesi si era ancora alle prese con gravi limitazioni nella distribuzione d'acqua anche ad uso civile: un'emergenza, che già sappiamo potersi ripetere negli anni a venire. Non possiamo quindi che ribadire l'urgenza di avviare quel Piano Invasi Multifunzionali, che abbiamo proposto da tempo con Coldiretti e che, unitamente all'efficientamento delle opere idrauliche esistenti, aumenterebbe in maniera significativa la resilienza dei nostri territori."

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