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CRISI IDRICA IN VENETO: FIUMI IN FORTE SOFFERENZA

Pubblicato il 05/08/2026

Una situazione idrologica complessa, che richiede un monitoraggio costante eD interventi quotidiani, coordinati sul campo e focalizzatI soprattutto sui grandi corsi d'acqua, i cui deflussi registrano riduzioni marcate rispetto ai parametri di lungo periodo: a fare il punto sulla risorsa idrica in Veneto, sulla base del rapporto mensile di ARPAV (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Veneto) ed aggiornato al 31 luglio 2026 è l'assessore regionale all'ambiente, Elisa Venturini.

«Vogliamo essere estremamente precisi nella lettura dei dati - dichiara l'assessore -. Quando nei bollettini si leggono percentuali di scarto come -70% nell'Adige o -69% nel Bacchiglione, è fondamentale spiegare chiaramente che queste differenze non si riferiscono all'anno precedente, bensì alla media, calcolata sulle serie storiche pluriennali: questo significa che i fiumi non stanno semplicemente calando rispetto al 2025, ma si muovono su livelli di anomalia e magra severa rispetto a ciò, che storicamente la nostra regione dovrebbe garantire in questo periodo dell'anno."

Entrando nel dettaglio dei dati di deflusso registrati a fine luglio all'interno del report dell'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, la situazione dei principali fiumi evidenzia differenze profonde rispetto alle medie storiche di riferimento.

L'Adige, alla sezione di Boara Pisani, segna una portata media mensile di 80 metri cubi al secondo a fronte di una media storica di 268 metri cubi al secondo, attestandosi al di sotto del quinto percentile, una soglia che fotografa una portata inferiore a quasi un secolo di osservazioni; dinamica analoga per il Bacchiglione a Montegalda, con 6,19 metri cubi al secondo rispetto ai mc/s 19,8 storici (-69%) e per il Po a Pontelagoscuro, che scende a 324 metri cubi al secondo contro i 1.025 della media (-68%). Una marcata contrazione interessa anche la Livenza, che con 40,7 metri cubi al secondo registra un calo del 48% a Meduna rispetto ai valori attesi.

«Stiamo assistendo ad un trend ininterrotto di esaurimento dei deflussi, iniziato nel mese di maggio ed alimentato da una combinazione complessa di fattori climatici, che non possiamo ignorare - prosegue Venturini - Nonostante le piogge di luglio, che con una media regionale di circa 85 millimetri hanno fatto registrare un modesto -9% rispetto alla norma, il bilancio complessivo dell'anno idrologico, aperto lo scorso 1° ottobre, mostra una precipitazione cumulata media di 696 millimetri a fronte dei 919 millimetri storici, confermando un deficit strutturale del 24% su scala regionale." 

Di fronte a questo scenario critico, la risposta regionale si sviluppa attraverso una complessa gestione quotidiana e mirata della risorsa: per garantire l'equilibrio del sistema e tutelare, in via prioritaria, l'uso idropotabile, si è reso necessario ridurre i prelievi irrigui del 55% nel Veronese, del 50% dal canale L.E.B. – Lessinio Euganeo Berico e del 50% per i consorzi irrigui di valle. Nei giorni scorsi si sono registrate criticità significative ad Anguillara Veneta, dove il livello del fiume stava compromettendo il funzionamento degli impianti di pompaggio; tuttavia, grazie alle manovre condivise con il sistema acquedottistico SAVEC, è stato possibile riportare la portata a circa 80 metri cubi al secondo.

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