I grandi fiumi in sofferenza, dal Danubio al Reno fino alla Loira ed al Po; la corsa delle città all'istituzione od alla creazione di "rifugi climatici"; le strade vuote dei centri urbani nelle ore diurne; temperature, che al suolo raggiungono i 75° nelle periferie delle metropoli: sono le immagini di un'estate, caratterizzata in tutta Europa dalla diffusa percezione di un'accelerazione del "global warming", che costringe a ripensare non solo le città, ma lo stile di vita nel quadro di un rapporto con le risorse idriche ancora poco metabolizzato anche lungo la Penisola.
"Di fronte ad un cambiamento epocale, particolarmente evidente in Europa, servono politiche comunitarie condivise nel rispetto delle specificità territoriali. A Bruxelles è indispensabile ritrovare la responsabile coesione, che ci ha permesso di superare l'emergenza Covid" indica Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI e Vicepresidente di "Irrigants d'Europe".
L'innalzamento delle temperature impone di arricchire il patrimonio arboreo nei centri urbani per mitigare gli effetti delle alte temperature; contestualmente, però, i fenomeni meteorologici estremi, che sono l'altra faccia della crisi climatica, trasformano quelle preziose piante in un enorme pericolo (a Roma ancora ricordano il tornado, che a giugno, in una manciata di secondi, abbattè 60 alberi ad alto fusto in una zona molto circoscritta della periferia Est della città).
L'ampliamento delle periferie metropolitane, a scapito dei terreni agricoli e della sicurezza idrogeologica con il contestuale esodo dalle aree interne, causa di abbandono delle campagne e delle attività di manutenzione del territorio, rappresentano un fenomeno, le cui conseguenze sono già oggi sotto gli occhi di tutti, accentuate dall'evoluzione della crisi climatica.
Il Nord ed il Sud d'Italia, anche in questo inizio d'agosto, sono accomunati da temperature soffocanti H24 e dalla scarsità di precipitazioni, che in questa estate dei record si sono manifestate quasi esclusivamente sotto forma di localizzati, ma violenti eventi meteo e grandinate anomale. L'energia presente nell'aria, generata dalla persistenza delle alte temperature, crea i presupposti per lo sviluppo di fenomeni estremi.
Il mare rappresenta un'enorme riserva di calore a lento rilascio, che rischia di deflagrare, quando verrà raggiunta dalle correnti fredde del Nord. Attualmente la
temperatura delle acque dei mari Tirreno e Mediterraneo, tra Sicilia e Nord Africa, raggiunge i 31° (come nel surriscaldato mar Rosso ed a Cuba). Gli oceani non sono mai stati così caldi in questo periodo e sono prossimi a superare la temperatura record di 21,09° registrata a febbraio/marzo 2024 (ora registrano 21,05°; fonte: Copernicus).
L'impatto della siccità e del susseguirsi ininterrotto delle ondate di calore sulle risorse idriche è sempre più evidente nelle regioni del Nord: a testimoniarlo è il report settimanale dell'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
In Valle d'Aosta cresce la portata della Dora Baltea. Lo scorso mese, le precipitazioni nella regione sono state del 37% più scarse della media e le temperature di 3° oltre la norma. Nei comuni di Roisan ed Arvier, il giorno 30 luglio, le massime hanno superato i 40° mentre lo zero termico ha raggiunto i 5500 metri, rimanendo, in alcuni periodi, al di sopra dei 4000 metri anche nelle ore notturne (fonte: Centro Funzionale Regionale-Valle d'Aosta).
Sul Piemonte, a luglio, è piovuto il 54% in meno (il bilancio dell'anno idrologico è finora -27% di pioggia), mentre le temperature sono state mediamente di 3° superiori alla norma, segnando addirittura un record assoluto nel Piemonte Settentrionale (+3,3°). A fine mese, nella regione, le riserve idriche erano del 62% più scarse della media, valore che arriva a ben -79% nel Piemonte settentrionale. Ovviamente a risentire di tale situazione sono stati anche i fiumi, le cui portate si sono ridotte ai minimi storici, toccando -90% per il Tanaro e -83% per la Varaita (fonte: Arpa Piemonte).
Oltre al Piemonte, a soffrire fortemente è la Lombardia: dei 1623 milioni di metri cubi, che normalmente rappresentano la riserva idrica di questo periodo, ad oggi ne conta solamente mln. mc.798,5, cioè meno della metà (fonte: ARPA Lombardia).
Sono ormai quasi esauriti i volumi idrici, trattenuti nei grandi laghi settentrionali (tutti largamente sotto media): Verbano è al 6,7% di riempimento, Lario al 5,9%, Iseo al 5,7%; dati confortanti solo dal Benaco, che ancora conserva il 50% della propria capacità.
L'immagine del Nord in sofferenza idrica è ben rappresentata dalle spiagge nel letto del Po, che al pari di altri grandi fiumi europei, registra flussi ai minimi storici: -80% in Piemonte (Isola S.Antonio), -74% in Lombardia (Cremona) ed Emilia-Romagna (Pontelagoscuro).
In Veneto, il mese di luglio è stato caratterizzato da episodi temporaleschi molto localizzati e di forte intensità. A fine mese il deficit pluviometrico è stato solo del 9%, mentre da inizio anno idrologico è piovuto il 24% meno della media. Dalla seconda decade di giugno perdura, in montagna, il periodo più caldo da almeno 40 anni con conseguente compromissione del permafrost dei ghiacciai. La portata del fiume Adige è tornata su valori prossimi a mc/s 80, mentre Livenza, Brenta e Bacchiglione subiscono ulteriori riduzioni di portata (fonte: ARPAV).
L'accentuazione del regime torrentizio dei fiumi appenninici si fa evidente soprattutto in Emilia-Romagna, dove i flussi idrici sono condizionati dall'alternarsi di periodi asciutti e piogge violente come nei casi di Reno e Savio, che la scorsa settimana registravano portate superiori alle medie storiche ed ora sono nuovamente scesi al di sotto dei valori minimi storici. I volumi invasati nei bacini piacentini di Molato e Mignano si attestano complessivamente a mln.mc. 2,64 con valori di riempimento pari a 8,9% per il primo e 19,6% per il secondo: sono i più bassi del più recente quinquennio.
In Liguria sono in riduzione i flussi dei fiumi Entella e Vara.
In Toscana tornano a scendere i livelli idrometrici dei fiumi con l'Ombrone, che spicca sempre per le "performances" negative: a Sasso d'Ombrone, la portata è di soli mc/s 1,37 ed è inferiore sia alla media storica che al Deflusso Minimo Vitale (DMV).
Nelle Marche crescono le altezze idrometriche dei fiumi Potenza e Nera, mentre le dighe trattengono 43,93 milioni di metri cubi d'acqua, vale a dire meno di quanto registrato in questo periodo nello scorso triennio.
In Umbria, il lago Trasimeno, a Polvese, si abbassa di ulteriori cm. 4, arrivando ormai ad un soffio dal record negativo del recente sessantennio. La diga Maroggia trattiene mln. mc. 2,92 d'acqua, circa 370.000 in più dello scorso anno; in crescita è la portata del fiume Topino, mentre si riduce quella della Paglia.
Analogo a quello del Trasimeno è l'andamento idrometrico dei laghi vulcanici nel Lazio: i bacini romani di Albano, Nemi e Bracciano si abbassano di 3 centimetri in una settimana, mentre i livelli degli specchi lacustri viterbesi di Vico e Bolsena si riducono rispettivamente di 4 e 5 centimetri. Nella città di Roma continua la serie di notti "super tropicali" (minime superiori a 25 gradi); quest'anno se ne sono già registrate 18. Per capire come il clima in Italia si stia "tropicalizzando" di anno in anno, è sufficiente fare un confronto fra le temperature registrate nella Capitale quest'anno e nel 2025: l'anno scorso, in questo periodo, le temperature raggiungevano o superavano addirittura i 40°, ma la notte scendevano al di sotto dei 20° (nell'arco dell'anno si registrarono 101 notti tropicali); ora, invece, è da una settimana che le minime non scendono al di sotto dei 25°, mentre le giornate torride (massime superiori ai 35°) stanno quasi eguagliando il numero (40) registrato nell'intero 2025.
In Abruzzo, l'invaso di Penne contiene ancora mln.mc. 5,53 d'acqua.
In Campania sono in crescita le portate dei fiumi Volturno e Sele, mentre una sensibile riduzione dei flussi viene registrata nel Garigliano.
Nelle regioni meridionali, nonostante il clima torrido e l'intensificarsi dell'evapotraspirazione, l'attività irrigua e le erogazioni per l'uso potabile sono ancora pienamente garantite dagli stock idrici, immagazzinati nei serbatoi artificiali.
"E' la dimostrazione della fondamentale funzione di bacini capaci di trattenere le acque, quando arrivano per utilizzarle, quando servono. E' indispensabile che l'allora lungimirante visione della Cassa per il Mezzogiorno diventi oggi strategia per l'intero Paese attraverso il concreto avvio di un Piano Invasi Multifunzionali; quello da noi proposto con Coldiretti conta già oltre 400 progetti cantierabili" evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
In Basilicata, i principali bacini trattengono mln.mc. 277,84 (66% dei volumi autorizzati), nonostante in una settimana siano fuoriusciti oltre 13 milioni e mezzo di metri cubi.
In Puglia, dove le precipitazioni sulla penisola salentina sono state, a luglio, oltre l'80% inferiori alla media (fonte: Hypermeteo), gli invasi a servizio della Capitanata contengono ancora mln.mc. 172,24 (circa il 52% della capacità complessiva) a fronte di un'erogazione settimanale di quasi 12 milioni e mezzo di metri cubi: rispetto allo scorso anno c'è un surplus di oltre 104 milioni!
Analoga, positiva condizione si registra in Sicilia, dove c'è il 59% d'acqua in più dell'anno scorso e gli invasi sono pieni almeno al 70%.
In Sardegna, caldo e turismo hanno innalzato i consumi idrici e, in un solo mese, i volumi trattenuti dalle dighe si sono ridotti di mln.mc.149! Anche qui, però, le riserve idriche sono ancora pienamente in salute, grazie alle piogge vernino-primaverili ed i serbatoi contengono mediamente il 73,38% dell'acqua invasabile (fonte: Autorità di Bacino della Sardegna). Nel mese di luglio il Nord Ovest dell'isola, così come le zone interne, orientali e meridionali, hanno registrato un deficit pluviometrico anche superiore all'80% mentre, su Nord Est e Sud Ovest della Sardegna, le piogge sono state superiori alla media anche del 90% (fonte: Hypermeteo).