I dati ARPAV (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Veneto), raccolti nel Bollettino di ANBI Veneto sulla disponibilità di risorsa idrica ad Agosto, rappresentano numericamente la crisi, con la quale consorzi di bonifica ed agricoltura si sono confrontati nel pieno della stagione irrigua.
Lo scorso mese sono caduti mediamente 87 millimetri di pioggia, contro una media di mm. 99 (-12%), con accumuli maggiori nell'area montana bellunese ed una spiccata scarsità nel Polesine. A livello di intero anno idrologico (ottobre 2025 – agosto 2026) il deficit pluviometrico regionale raggiunge il 23%, con mm.783 cumulati rispetto ai mm. 1.020 storici.
Male i fiumi con i valori di portata maggiormente negativi per Bacchiglione (-77%), Po (-58%) e Adige (-57%).
La temperatura media nei distretti irrigui ha toccato i 27 °C (+2,6 °C rispetto alla norma) mentre, in montagna, agosto si è confermato tra i mesi più caldi dei recenti decenni (+3 °C).
La situazione delle falde continua a mostrare criticità diffuse. Le precipitazioni di fine agosto hanno prodotto benefici limitati, senza modificare in modo sostanziale il quadro generale.
Nelle proiezioni di Ce.Sp.I.I. (Centro di Sperimentazione per l'Innovazione Irrigua) - Consorzio L.E.B. -Lessinio Euganeo Berico, lo scenario si presenta ancora complesso, caratterizzato dal prolungarsi dello stress idrico-climatico su gran parte del comprensorio regionale.
«Le precipitazioni di fine agosto hanno portato un beneficio limitato, ma non sufficiente a recuperare il deficit accumulato negli ultimi mesi – dichiara Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto. Questa situazione conferma quanto sia necessario affiancare una politica di investimenti strutturali alla gestione ordinaria della risorsa. I consorzi di bonifica sono pronti a realizzare nuove opere multifunzionali di accumulo, capaci di trattenere l' acqua nei periodi di maggiore disponibilità per renderla utilizzabile durante le fasi di carenza: invasi, bacini di laminazione ed infrastrutture per la gestione integrata dell' acqua rappresentano una risposta concreta alle sfide poste dal cambiamento climatico ed una garanzia per l' agricoltura, l' ambiente e le comunità locali.»
«I dati confermano che le acque sotterranee rappresentano oggi uno degli elementi più vulnerabili del sistema idrico regionale, ma anche la nostra più importante riserva strategica naturale – aggiunge Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto - Le falde garantiscono una fondamentale disponibilità d' acqua nei periodi di siccità e sostengono l' equilibrio di molti ecosistemi. Per questo, ogni intervento sulla gestione della risorsa idrica deve avere la ricarica degli acquiferi tra i propri obiettivi prioritari: dall'infiltrazione controllata delle acque alle opere di distribuzione irrigua, che favoriscono il ritorno dell' acqua nel sottosuolo. Investire sulla ricarica della falda significa investire sulla futura sicurezza idrica del Veneto. »