GOCCIA VERDE ANBINFORMA AMBIENTI D’ACQUA MAGAZINE IRRIGANTS EUROPE CAP2020 PROGETTI ANBI
IT • EN
Menu mobile
Torna indietro

NON SOLO MARSALA: 42 TORNADO SULL’ITALIA IN 5 GIORNI!

Pubblicato il 15/10/2026

Secondo l' European Severe Weather Database (ESWD) sono stati ben 42 i tornado formatisi sulle acque territoriali italiane negli scorsi 5 giorni! A rendere noto l'allarmante dato è il settimanale report dell'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, analizzando le due trombe marine che, generatesi nelle acque antistanti l'isola di Favignana, in pochi minuti hanno provocato una decina di feriti più danni per 30 milioni di euro lungo le coste, nonché nell'entroterra siciliani tra Marsala e Petrosino (oltre ad edifici ed infrastrutture gravemente compromesse, pesantissime sono le conseguenze economiche per l'agricoltura con interi filari di vigneti abbattuti, penalizzandone anche le rese future, nonché piante di ulivo sradicate, condotte irrigue danneggiate, serre distrutte, azzerando investimenti pluriennali). Secondo gli esperti, almeno negli scorsi decenni non si ricordano eventi di tale portata in Italia; significativamente, inoltre, l'uragano storicamente più devastante nell'area mediterranea, avvenne nel 1851 sempre nel Trapanese e proprio in prossimità di Marsala: in quell'occasione venne raso al suolo gran parte dell'abitato di Castellamare del Golfo e furono registrate circa 500 vittime.

A quanto pericolosamente accaduto sull'Isola vanno aggiunti i numerosi nubifragi, che in poche ore hanno scaricato grandi quantità di pioggia soprattutto tra Lazio, Campania, Sicilia orientale, Calabria ionica e Puglia (mm.80 in meno di 2 ore sul Reggino, oltre 50 millimetri in un'ora sulla Calabria Ionica, mm. 60 in poche decine di minuti sul Foggiano).

"E' chiaro il legame tra la proliferazione di eventi meteorologici fuori scala ed il costante riscaldamento del mar Mediterraneo dove, a causa della conformazione di bacino semichiuso, l'incremento termico, dovuto alla crisi climatica, è a velocità doppia rispetto agli oceani – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) - Questa dinamica genera profonde alterazioni meteorologiche sull'intero continente europeo con ripercussioni più accentuate sugli Stati costieri, caratterizzando l'area come un laboratorio avanzato, dove quotidianamente si possono osservare gli effetti concreti del clima futuro."

"Siamo ormai un Paese a forte e crescente rischio, ma le risposte in termini di adattamento sono colpevolmente lente di fronte all'accelerazione di una crisi climatica, che sempre più spesso ci pone di fronte a nuove sfide – dichiara Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI - Forti dell'efficienza dimostrata nel realizzare progetti anche nel rispetto di stringenti cronoprogrammi europei, ribadiamo la richiesta di avviare con urgenza i piani infrastrutturali da noi proposti ed in attesa di finanziamento. Ma non basta; quanto accaduto nel Trapanese dimostra la necessità di politiche complessive per salvaguardare i territori: dalle scelte urbanistiche ai criteri costruttivi fino alla gestione dei territori. L'estremizzazione degli eventi meteo necessita di scelte di sistema!"

Per quanto riguarda le rilevazioni idrologiche sull'Italia, al Nord non si discostano molto da quanto registrato 7 giorni fa, mentre gli incrementi nelle disponibilità d'acqua sono più significativi in alcune regioni interessate da recenti temporali, 

In Valle d'Aosta, i flussi di Dora Baltea e torrente Lys registrano una quasi sostanziale invarianza.

Stesso discorso per i fiumi del Piemonte che, a fronte di una modesta ripresa settimanale, restano molto al di sotto delle medie di questo periodo: Tanaro -68%, Toce -70%, Stura di Demonte -42% (elaborazione ANBI su dati ARPA Piemonte).

I grandi laghi dell'Italia settentrionale mantengono valori di riempimento scarsi e, fatta eccezione per quello d'Iseo (55%), ben inferiori alle medie storiche: Verbano al 15,3% con un livello di oltre mezzo metro più basso del consueto, Lario al 29,4%, Benaco al 42,9%.

In Veneto, la crisi idrica dei principali corsi d'acqua è evidente anche in pieno autunno: le portate dell'Adige, che in questo periodo dell'anno dovrebbe attestarsi mediamente a 214 metri cubi al secondo (mc/s), si mantengono stabilmente al di sotto di mc/s 100 (rilevamento di Boara Pisani; fonte: ARPAV), mentre quelle di Bacchiglione, Brenta e Livenza, Brenta e Bacchiglione sono rispettivamente 83%, 74% e 53% sotto media.

Pur crescendo lungo tutta l'asta, la portata del fiume Po rimane modesta, mantenendo ampio il "gap" con le medie storiche: se il deficit idrico si attesta al 61% nell'Alessandrino, i flussi nel Grande Fiume sono il 55% più scarsi del normale in prossimità del delta.

In Emilia-Romagna, i fiumi appenninici, sempre più simili ai "wadi" sahariani che si riempiono d'acqua solo quando a monte si verificano piogge consistenti, aspettano le prime abbondanti piogge autunnali per riprendere vigore; intanto nell'alveo del Reno scorre solo il 19% della portata, mentre in quello del Taro addirittura l'11% (fonte: ARPAE)!

In Liguria segnano un andamento positivo gli idrometri dei fiumi Entella, Vara ed Argentina.

In Toscana, nonostante le piogge della scorsa settimana soprattutto sulle Alpi Apuane e sull'Appennino (con accumuli fino a 200 millimetri), l'andamento idrometrico dei corsi d'acqua rimane stabile, se non addirittura negativo: esemplare è il Serchio, che a Ripafratta registra mc/s 5,84 contro una media storica di mc/s 28,61 (-80%).

Sono stabili i livelli idrometrici dei fiumi nelle Marche; fanno eccezione Tronto e Nera, i cui livelli sono in calo. Il principale invaso della regione (Castreccioni) trattiene 26,55 milioni di metri cubi d'acqua, cioè un valore nettamente inferiore a quanto registrato nello scorso triennio.

In Umbria, a settembre è piovuto poco rispetto a quanto accaduto l'anno scorso o nel 2024: quest'anno gli afflussi medi sono stati di mm. 45,9; questo ha sicuramente influito sulle negative "performances" idrometriche del lago Trasimeno che, pur guadagnando 2 centimetri, registra a Polvese un'altezza di -m. 2,14 contro una media di -m. 0,83. I flussi idrici sono in crescita negli alvei dei fiumi Topino e Paglia.

Temporali, in alcuni casi trasformati in nubifragi, hanno rigenerato i bacini dei laghi vulcanici del Lazio, in special modo quelli romani: Albano guadagna cm. 7, Bracciano cm. 3, Martignano cm. 5, mentre i viterbesi Vico e Bolsena rispettivamente cm. 1 e cm. 2. In crescita è il fiume Tevere, la cui portata però si mantiene al di sotto degli 80 metri cubi al secondo quando, seguendo il trend dello scorso quinquennio, dovrebbe attestarsi su valori superiori a mc/s 100 a Roma centro.

Spinti dagli afflussi abbondanti dei giorni scorsi, nonché dai violenti temporali abbattutisi su Napoletano, Agro Nocerino Sarnese e Basso Cilento, i fiumi in Campania hanno registrato un'impennata improvvisa dei livelli idrometrici: aumenti consistenti di portata si rilevano sui bacini fluviali di Volturno, Sele e Garigliano.

Nubifragi e trombe marine hanno messo alla prova anche i territori di Puglia. Nonostante nel Foggiano si siano registrati abbondanti fenomeni meteorologici, il principale invaso a servizio della Capitanata (Occhito) ha continuato ad effettuare rilasci per oltre mln. mc. 2,5; i bacini dauni trattengono complessivamente 96 milioni di metri cubi d'acqua, quasi 44 milioni più dello scorso anno.

Infine, la Sardegna è ancora ricca d'acqua: infatti, nonostante un'estate meteorologicamente difficile ed una positiva, ma impattante stagione turistica (+8,24% di arrivi rispetto al 2025), le riserve idriche, accumulate nei numerosi bacini durante gli eventi estremi tra gennaio ed aprile, continuano ad essere abbondanti (circa il 61% del loro potenziale e +58% sul 2025), soddisfacendo complessivamente il fabbisogno dell'isola; nel solo mese di settembre, tra erogazioni ed evaporazione, l'acqua fuoriuscita dai serbatoi sardi è quantificabile in oltre 100 milioni di metri cubi (fonte: Autorità di Bacino della Sardegna).

Articoli correlati