"A vedere i disastrosi allagamenti causati dalla tempesta Agneta a Rodi, nonché su Grecia centro-occidentale, Peloponneso e su altre isole del mar Egeo, dobbiamo essere consapevoli che poteva andare molto peggio al nostro Mezzogiorno, nonostante tali regioni, fino al Sud delle Marche, siano state ancora una volta colpite dall'estremizzazione degli eventi meteo, a conferma della necessità di accelerare sulle politiche di adattamento alla crisi climatica": a sollecitare la riflessione è Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
I dati del settimanale report dell'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche pongono l'attenzione su un'altra evidenza: cumulate di almeno 100 millimetri di pioggia in un arco di tempo ravvicinato sono ormai ricorrenti; è accaduto sulle Marche (mm.100 su Umito nell'Ascolano), sull'Abruzzo (oltre mm. 130 a Vasto Marina nel Teatino), sul Molise (quasi 160 millimetri a Campitello Matese, in provincia di Campobasso), sulla Campania (mm. 100 in Irpinia), sulla Puglia (quasi 180 millimetri a Faeto nel Foggiano e mm. 126 a Squinzano, nel Leccese), sulla Sicilia (mm. 145 nel Palermitano e mm. 122 a Caronia Pomiere, nel Messinese); non è andata meglio in Calabria, dove quasi 50 millimetri di pioggia si sono rovesciati in pochi minuti su Catanzaro, allagandola ed una tromba d'aria ha danneggiato Crotone.
"E' evidente che, di fronte a questi improvvisi rovesci d'acqua, qualsiasi rete idraulica va in sofferenza, ma è altrettanto palese che continuare ad abbandonare territorio agricolo, perlopiù cementificandolo come testimoniato dai dati Ispra, è una fatale aggravante per l'assetto idrogeologico del nostro Paese" aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.
Le elevate temperature tuttora presenti nel mar Mediterraneo (anomalie termiche tra +1,5° e +3°C registrate ad ottobre nel Tirreno settentrionale; fonte: Consorzio LammA) costituiscono una riserva d' energia pronta a sprigionarsi, quando i flussi umidi ascendenti dalle acque marine incontrano l'aria polare.
Pertanto, ribadisce l'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, le recenti emergenze idrogeologiche sono destinate a ripetersi nelle prossime settimane.
Un monitoraggio sulla condizione degli invasi da' la percezione dei volumi d'acqua, riversatisi al suolo: in Puglia si è registrato, in un giorno, l'incremento di mln. mc.1,75 nell'invaso di Occhito (ora contiene mln. mc. 80,22); in Basilicata, i 6 bacini a servizio della regione (comprensivi quindi dello sbarramento di Conza in terra campana e del lago di Acerenza) hanno visto aumentare, in 24 ore, i propri volumi di mln. mc. 2,60 arrivando a registrare un valore complessivo di mln. mc. 179,93; in Abruzzo, l'invaso di Penne, che conteneva 560.000 metri cubi d'acqua, ne ha immagazzinato ulteriori 30.000.
Per quanto riguarda il resto dell'Italia Centro Meridionale, in Campania i fiumi non si registrano significative variazioni idrometriche.
Nel Lazio tornano decrescenti i livelli idrometrici dei laghi Albano e Nemi, così come la portata del fiume Tevere, che (mc/s 76,74) è assai lontana dalla media di 98 metri cubi al secondo, generalmente registrata in questo periodo nel centro di Roma.
In Umbria si registra una sostanziale invarianza delle portate dei fiumi Topino, Chiascio e Paglia, mentre l'altezza idrometrica del lago Trasimeno scende di un ulteriore centimetro.
Nelle Marche, unica regione dell'Italia centrale ad essere lambita dalla tempesta Agneta, crescono i livelli idrometrici dei fiumi Tronto, Esino e Sentino.
In Toscana, i fiumi Serchio, Arno ed Ombrone registrano flussi estivi in un periodo, quando le portate dovrebbero ritrovare pieno vigore; a dimostrarlo sono i confronti con le medie storiche: il Serchio registra un flusso di mc/s 9,80 contro mc/s 75 (-87%); l'Arno ristagna attorno ai 7,20 metri cubi al secondo, contro mc/s 106,67 (-93%); il deficit di flussi nell'Ombrone segna addirittura -94%. Nel fine settimana dovrebbero comunque verificarsi ingenti precipitazioni su Livornese e Grossetano.
In Liguria tornano a ridursi i livelli dei fiumi Entella, Vara ed Argentina.
Al Nord è ancora sofferenza idrica; ad eccezione del Sebino (55,7% di riempimento), i livelli dei grandi laghi sono sotto media: il Verbano è pieno al 52%, il Lario al 42,9%, il Garda al 45% (fonte: Enti Regolatori dei Grandi Laghi).
Il fiume Po è tornato a registrare flussi troppo esigui per la stagione autunnale: ad Isola S.Antonio, nell'Alessandrino, il gap con la media storica è -72%, a Piacenza -63%, mentre a Pontelagoscuro, in prossimità del delta, si registra -61%.
Su tutto il bacino padano si segnalano flussi fluviali oltremodo scarsi.
In Valle d'Aosta cala la portata della Dora Baltea (mc/s 6,20 cioè - 67% sulla media), mentre sono invariati i flussi nel torrente Lys (mc/s 1,10; fonte: Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d'Aosta).
In Piemonte, la portata del fiume Tanaro è di soli 32,8 metri cubi al secondo contro i quasi 200 della media storica mensile (-83%); dimezzate, per il periodo, sono le portate di Stura di Lanzo e Stura di Demonte, mentre nella Toce scorre il 30% dell'acqua consueta (elaborazione ANBI su dati ARPA Piemonte). Nei prossimi giorni sono previste intense nevicate sui rilievi ed in particolar modo sulle Alpi Marittime.
In Lombardia, le riserve idriche contenute nei laghi sono inferiori del 27,3% alla media, con un deficit quantificabile in 412 milioni di metri cubi: lo scorso anno, i bacini lombardi contenevano oltre 368 milioni di metri cubi in più (fonte: ARPA Lombardia).
In Veneto, l'andamento idrometrico settimanale dei principali fiumi risulta fortemente negativo, ampliandosi il divario con i valori medi storici: l'Adige, secondo fiume italiano, ha una portata del 54% più esigua della norma; quella della Livenza è inferiore del 58%; -69% per il Brenta, -57% per il Piave ed addirittura -85% per il Bacchiglione (!!!).
Infine sull' Emilia-Romagna, ad ottobre, è piovuto poco tranne che sui bacini montani centro-occidentali: mediamente sono caduti circa 45 millimetri di pioggia sulla regione. Il mese di novembre è invece iniziato con intense grandinate, nubifragi nel Piacentino, le prime nevicate sul monte Cimone e sui rilievi appenninici. Lo stato dei fiumi rimane però preoccupante: Savio, Lamone, Reno, Enza, Taro, Nure e Trebbia registrano portate inferiori ai valori minimi medi di riferimento.