L'anomalo incremento delle temperature nelle scorse settimane, il conseguente rarefarsi delle precipitazioni (scarse piogge cadute "a macchia di leopardo" su alcune zone, grandinate violente quanto repentine in altre) ed il precoce scioglimento delle nevi in montagna con la dispersione di risorsa idrica lungo fiumi e torrenti sino al mare stanno determinando un primo, netto abbassamento della falda freatica ipodermica, ossia la porzione di acqua libera, contenuta nel suolo entro i 3 metri dal piano di campagna: è l'esito dell'Osservatorio Falde del Consorzio C.E.R. - Canale Emiliano Romagnolo, i cui campionamenti vengono rilevati periodicamente dall'Innovation Hub Acqua Campus, grazie ad un sistema di rete, costituito da 75 sensori di monitoraggio sull'intero territorio ed in convenzione con Regione Emilia-Romagna, integrando i dati forniti dalla Struttura IdroMeteoClima di ARPAE (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Emilia Romagna).
"Nulla di allarmistico – precisa Massimo Gargano, Direttore Generale dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – ma un primo segnale della complessità della gestione idrica, che ci accompagnerà durante le prossime settimane nelle regioni centro-settentrionali."
"La parte di falda più superficiale, che in gergo tecnico è chiamata freatica, è essenziale per le attività produttive delle imprese agricole del territorio e per la gestione complessiva degli equilibri idrologici, utili all'irrigazione – spiega Raffaella Zucaro, Direttrice Generale del Consorzio C.E.R. e Coordinatrice di ANBI Emilia Romagna – Il monitoraggio, che effettuiamo periodicamente, ha rilevato che le variazioni percentuali, rispetto alla media storica, continuano ad essere negative nella parte centro-occidentale di pianura (-25% nel Reggiano, -18% nel Parmense, -19% nel Modenese). Confrontando i quantitativi di pioggia caduti nei primi cinque mesi del 2026 (1° gennaio – 8 giugno), con quelli caduti nello stesso periodo del 2025, anno non eccessivamente piovoso – aggiunge Zucaro – continua ad osservarsi un deficit tra -17% e -39% su tutta la pianura."
"E' un'ulteriore conferma della necessità di avviare urgentemente il Piano Nazionale Invasi Multifunzionali, proposto con Coldiretti per creare riserva idrica, ma anche per contribuire a rimpinguare le falde, determinanti non solo per l'approvvigionamento idrico, ma per l'equilibrio ecosistemico – conclude Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.