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PFAS CHI INQUINA NON PAGA MA A FARLO E' COMUNQUE IL TERRITORIO - IL CASO VENETO

Pubblicato il 20/07/2026
Nel Veneto, un'opera strategica, definita il "prototipo dell'irrigazione del futuro", rischia di arenarsi ad un passo dal traguardo per una questione di equità e risorse; il Consorzio di bonifica Adige Euganeo, che ha sede ad Este nel Padovano, esprime infatti forte preoccupazione per la carenza finanziaria di circa 5 milioni di euro necessari a coprire i costi imprevisti della vitale infrastruttura sotterranea, nata per rispondere ad una delle più gravi emergenze ambientali nazionali: la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) del fiume Fratta/Gorzone, causata negli anni da scarichi industriali soprattutto dalla vicentina valle del Chiampo ai danni delle comunità e dell'agricoltura a valle. Per questo, l'ente consortile ha approvato una delibera chiarissima: il mondo agricolo ed i cittadini del comprensorio non sborseranno un euro in più per il completamento della condotta idrica PFAS-Free, un progetto da oltre 44 milioni di euro, destinato a migliorare la qualità delle acque irrigue tra le province di Verona e Padova. "Appare profondamente ingiusto che il costo residuo per completare un'opera di interesse generale sia posto a carico dei consorziati; caricare su di loro i costi di un'infrastruttura violerebbe qualsiasi principio di equità" afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo evidenza che parte dei 92.000 contribuenti ed i 200.000 cittadini residenti nel territorio hanno per anni subito gli effetti sanitari, sociali ed economici dell'inquinamento. L'opera è imponente: una condotta sotterranea, che porterà acqua pulita dal fiume Adige attraverso il canale L.E.B. – Lessinio Euganeo Berico ai distretti irrigui di Guà, Monastero e Fratta, salvaguardando oltre 5.000 ettari di campagne con circa 15.000 residenti e 2.000 imprese agricole, tra cui quelle delle eccellenze vitivinicole della D.O.C. Merlara. I cantieri, partiti ad Aprile 2022, hanno dovuto superare una vera e propria corsa ad ostacoli: i rincari della guerra russo-ucraina, poichè l' innalzamento dei costi dei materiali aveva inizialmente creato un "buco" da 9 milioni, poi ridotto a 2.500.000 euro, accorciando il tracciato originale ed attingendo al Decreto Aiuti; quindi, l'imprevisto geologico della sabbia, poichè nel 2023 si è scoperto che la terra di scavo originaria non era idonea al riempimento della trincea, giacchè rischiava di deformare il "tubone" ed è stato quindi necessario acquistare sabbia di cava; infine, gli eventi meteo estremi del 2024, che hanno flagellato i cantieri, creando ulteriori extracosti. Nonostante tutto, l'opera è oggi in avanzata fase di realizzazione, con un livello d'esecuzione superiore al 70% dell'importo contrattuale e con gran parte delle principali lavorazioni già completate; a pieno regime immetterà fino a 2.500 litri al secondo d'acqua d'alta qualità a bassa pressione, azzerando le dispersioni idriche e permettendo prodotti irrigati con acque certificabili. I presupposti per finire ci sono tutti, mancano i dettagli economici; per questo, il Consorzio di bonifica Adige Euganeo ha trasmesso il proprio documento ai vertici di Regione Veneto, Ministeri competenti, parlamentari del territorio. "Lasciare l'opera incompiuta significherebbe sprecare gli oltre 44 milioni di euro pubblici già spesi: un paradosso inaccettabile soprattutto di fronte alla tutela della salute pubblica ed alla crescente necessità di efficientare l'utilizzo delle risorse idriche" conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

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