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DOMANI 60 ANNI DALL'ALLUVIONE DI FIRENZE - IN TOSCANA ACCORDO ISTITUZIONALE PER LA MANUTENZIONE GENTILE NELLE AREE PROTETTE IN MONTAGNA

Pubblicato il 03/11/2026
Con la firma del Protocollo d'Intesa tra il Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno ed il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, la manutenzione dei corsi d'acqua fa un passo avanti: le esperienze maturate sul territorio diventano linee guida condivise ed un impegno tra Istituzioni. L'accordo, firmato a Poppi nell'Aretino, punta a dare concreta applicazione agli indirizzi operativi per la manutenzione "gentile" anche nelle aree protette, superando gli interventi standardizzati, promuovendo scelte calibrate sulle caratteristiche dei luoghi, perché non esiste una soluzione valida per ogni corso d'acqua: la presenza della vegetazione ripariale, le caratteristiche degli alvei, la fauna e le condizioni ambientali richiedono valutazioni puntuali e modalità d'intervento, adeguate ai singoli contesti. È su questa consapevolezza, che si fondano le linee guida del Protocollo: lo scopo è consolidare un approccio alla manutenzione, che consideri fin dalla programmazione sia le necessità di sicurezza idraulica, sia gli equilibri naturali, valorizzando il patrimonio di conoscenze, costruito attraverso il lavoro quotidiano. «La firma di questo Protocollo è un esempio delle scelte, che chiediamo alla politica verso le aree montane, espressione di un possibile, nuovo modello di sviluppo, che andrebbe altresì valorizzato. Così in Italia si continuano a cementificare 26 ettari al giorno di territorio agricolo e si chiudono i servizi nelle zone alte, incentivando l'esodo ed abbandonando i territori all'avanzare del bosco, che diventa un pericolo, quando è incontrollato": ad affermarlo è Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue). Aggiunge: "Forti della riconosciuta efficienza recentemente dimostrata nella realizzazione di tutte le opere previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i Consorzi di bonifica sono pronti a mettere ovunque la loro esperienza a servizio della manutenzione delle aree marginali e svantaggiate.» «Per avere benefici a valle, è importante trattenere e rallentare l'acqua – spiega Federico Preti, Presidente dell'Associazione Italiana per l'Ingegneria Naturalistica - Per farlo, non possiamo tagliare troppo la vegetazione lunghi i corsi d'acqua, né abbandonare le opere di sistemazione idraulico-forestale così come il reticolo idraulico minore.» Caso simbolo è la manutenzione del torrente Oia, dove l'ente consorziale ha ripristinato due opere idrauliche, ponendo grande attenzione al rispetto della fauna, al recupero dei materiali ed all'impiego di imprese locali, altamente specializzate. «La messa in sicurezza della montagna può offrire nuovi sbocchi di lavoro alternativo all'edilizia tradizionale – indica Giuseppe Gennaro, Presidente di Cna Costruzioni Toscana – Per questo abbiamo incentivato le imprese ad investire nella formazione delle maestranze.» La manutenzione, oltre a contribuire alla sicurezza delle comunità, può quindi sostenere la valorizzazione delle competenze locali e delle imprese, che operano nei territori alti, dove la presenza attiva rappresenta una risorsa essenziale, perché difendere la montagna significa non solo preservarne il patrimonio naturale e costruire condizioni migliori per il futuro delle comunità locali, ma prevenire rischi idrogeologici per la pianura. «Da Poppi vogliamo ribadire che nelle aree interne c'è tanto da dire e da esportare anche in tema di futuro e di innovazione – sottolinea Serena Stefani, Presidente del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno - Nelle aree interne il sistema della bonifica opera per l'efficienza dei corsi d'acqua, fondamentali per garantire sicurezza a territori fragili come quelli montani; proponiamo le nostre buone pratiche come modello da esportare a livello nazionale.» Monitoraggio, vigilanza, individuazione delle criticità e programmazione degli interventi sono gli strumenti, attraverso cui la manutenzione contribuisce a prevenire i rischi: un'attività, che in montagna assume un valore particolare per la fragilità degli ambienti naturali e la complessità delle condizioni operative. La collaborazione tra enti diventa quindi fondamentale per mettere a sistema competenze diverse ed individuare soluzioni sostenibili. «Il Protocollo fissa il modo di procedere insieme per trovare soluzioni di compromesso; un'esperienza nata nel posto più protetto d'Italia e che proponiamo ora al resto delle aree tutelate nel Paese» aggiunge Andrea Gennai, Direttore del Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. «Il Protocollo certifica le norme: da parte nostra nella manutenzione e nella difesa del suolo, da parte del Parco nella verifica del rispetto per l'ambiente, la natura ed il territorio» spiega Tulio Marcelli, Direttore del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno. «È ovviamente interesse del Parco che i corsi d'acqua siano manutenuti nel miglior modo possibile, ma che contestualmente sia garantita la tutela necessaria, affinché l'ambiente non venga compromesso» precisa Francesco Lucacci, Presidente del Parco. «Il 4 novembre ricorrono i 60 anni dall'alluvione di Firenze, che ha profondamente cambiato la percezione sul rischio idraulico – conclude Paolo Masetti, Presidente di ANBI Toscana - Da allora si è intervenuti in prevenzione strutturale e sul sistema di protezione civile, ma dobbiamo comunque ricordare che il ricorrere di emergenze certifica le tante fragilità ancora presenti. In questo contesto il ruolo della montagna è strategico: investire sulle aree interne significa investire sull'intero territorio.»

 

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